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Tartarughe marine, nuove strategie

di Fabio Di Nocera *


Tartaruga spiaggiataLe linee di intervento per il recupero di tartarughe marine spiaggiate sul litorale costiero campano sono state al centro di una proficua due giorni di studi presso l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno di Portici (14-15 luglio u.s.).
L’interesse reciproco alla collaborazione e l’importanza di un approccio sinergico a garanzia della conservazione delle specie è subito emerso, all’apertura dei lavori, con gli interventi del Dr Antonio Limone, Commissario dell’IZSM, Dr Vincenzo Saggiomo, Direttore della Stazione Zoologica “Anton Dohrn” di Napoli e del Prof. Paolo De Girolamo, dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II”.
L’evento, moderato da Anna Cerrone con il coordinamento scientifico di Giorgio Galiero e Fabio Di Nocera, tutti medici veterinari presso l’IZSM, ha previsto, per la prima giornata, un’articolazione modulare che ha permesso un confronto tra addetti ai lavori di esperienze maturate sul campo in materia di biologia ed ecologia di specie e di gestione sanitaria di animali vivi e morti. Nella seconda giornata, invece, si è dato spazio alla concertazione di strategie di intervento per il recupero ed il trattamento delle tartarughe marine sul litorale campano.
La partecipazione di soggetti impegnati a vario titolo nelle attività di recupero, pronto intervento e prima accoglienza delle specie ha contribuito all’implementazione di una capillare rete territoriale per il monitoraggio di spiaggiamenti e nidificazioni nell’intera regione. La presenza di Enti scientifici impegnati in attività di ricerca, cura, riabilitazione e diagnostica delle specie, di associazioni non lucrative che svolgono attività di informazione e sensibilizzazione pubblica, di Enti sanitari preposti alla tutela della salute pubblica, delle Aree Marine protette impegnate nella tutela e nella salvaguardia dell’ambiente marino nonché delle Forze dell’Ordine preposte agli interventi di recupero degli animali ha reso possibile la definizione di strategie e la standardizzazione di modalità di intervento per l’attuazione del recupero di tartarughe marine, così come disposto dal Decreto Dirigenziale della Regione Campania n. 231 del 14 Luglio 2015.

La Biologia e l’Ecologia delle Tartarughe Marine
E’ stato illustrato il ciclo vitale delle tartarughe ed il ruolo ecologico per gli ecosistemi marini.
Ricercatori della SZN, dell’UNINA e della Seconda Università degli Studi di Napoli hanno esposto studi condotti su corridoi migratori, aree di foraggiamento e siti di nidificazione, struttura demografica, ecologia alimentare, analisi scheletrocronologica e studio delle comunità epibionte a diatomee su tartarughe marine. L’esperienza trentennale rispetto alla possibilità di mantenere in cattività le tartarughe marine in convalescenza, spiega Sandra Hochscheid, biologo presso la SZN, in qualità di coordinatore del Centro Recupero Tartarughe Marine, ha consentito di svolgere un’intensa attività di ricerca sulla loro biologia, fisiologia ed ecologia. In particolare, sono stati condotti studi che si sono avvalsi di nuove tecnologie quali trasmittenti satellitari e microcomputer con i quali è stato possibile rilevare e conoscere aspetti comportamentali prima sconosciuti. Inoltre, esperienze relative alla gestione dei nidi ed allo studio sulla fedeltà alla spiaggia di nidificazione del personale del Centro Recupero Tartarughe Marine della SZN, nel corso delle attività di monitoraggio delle nidificazioni, di tutela del nido e dei neonati e di campionamento biologico, sono state presentate da Fulvio Maffucci, biologo, e Gianluca Treglia, ambientologo, entrambi operativi presso la SZN.
L’attività di studio delle tartarughe marine ha consentito a Mario De Stefano, biologo presso la 2UNINA, di illustrare il loro ruolo per l’individuazione tassonomica delle principali specie e varietà di diatomee, specificando l’esistenza di una stretta relazione fra le comunità epibionti e l’ospite.
Fabio Maria Guarino e Nicola Maio, naturalisti presso l’UNINA, hanno riportato i risultati ottenuti con l’utilizzo di tecniche di analisi scheletrocronologica per la determinazione dell’età delle tartarughe marine che prevedono l’impiego di segmenti ossei prelevati, in corso di autopsie, da personale dell’IZSM.

La Gestione Sanitaria delle Tartarughe Marine
L’aspetto sanitario è stato oggetto degli interventi di ricercatori dell’IZSM, dell’Area Marina Protetta Punta Campanella, della SZN e dell’UNINA che hanno presentato ricerche ed esperienze internazionali per la salvaguardia delle tartarughe marine, studi sugli impatti antropici, sul recupero, sulla cura e sulla riabilitazione degli esemplari feriti o debilitati, sulle cause di mortalità registrate ed il protocollo diagnostico applicato.
L’importanza strategica della collaborazione scientifica tra la SZN e l’IZSM, formalizzata nel protocollo di intesa siglato tra gli Enti, è stata oggetto dei vari interventi. E’ emersa l’importanza di ottimizzare le competenze di ciascuno, della SZN nella gestione sanitaria di animali vivi in difficoltà e dell’IZSM nella gestione di animali morti nonché la necessità di tradurre modalità di intervento in rispettivi protocolli operativi.
Andrea Affuso, medico veterinario presso la SZN, ha riportato quale finalità dal Centro Recupero Tartarughe Marine della SZN la conservazione della specie attraverso la riabilitazione di esemplari ritrovati vivi in difficoltà ma anche attraverso la riduzione delle minacce per gli habitat naturali mediante coordinamento di una rete di monitoraggio per spiaggiamenti, mantenimento di network con altri Centri Recupero, diffusione e condivisione dei dati raccolti, attività di educazione, informazione e collaborazione con cittadini e pescatori. Quest’ultimo aspetto è stato ripreso da Domenico Sgambati, ambientologo presso l’AMP Punta Campanella che ha evidenziato l’attività di sensibilizzazione svolta dall’AMP Punta Campanella per la conservazione delle specie.
Doriana Iaccarino, biologa marina presso l’UNINA e Fabio Di Nocera, medico veterinario presso l’IZSM, hanno illustrato rispettivamente il protocollo operativo eseguito presso l’IZSM per la determinazione delle cause di decesso di tartarughe marine e la relativa casistica nel periodo 2009-2015 in Campania, con particolare riferimento agli agenti zoonosici intervenuti nel determinismo delle malattie a tutela della salute pubblica.
L’importanza di accrescere le conoscenze biologiche e patologiche delle specie è stata oggetto dell’intervento di Mario Santoro, medico veterinario presso l’IZSM, che ha presentato i risultati di progetti di ricerca internazionali condotti per lo studio di comunità parassitarie in tartarughe marine nel corso degli eventi di ovodeposizione di massa denominati “Arribadas” in Costa Rica.

La Concertazione per il Recupero ed il Trattamento delle Tartarughe Marine
Referenti del Settore Veterinario della Regione Campania, del Servizio Veterinario delle Aziende Sanitarie Locali della Regione Campania, dell’UNINA, della SZN, dell’Osservatorio del Mare, del Centro di Riferimento Regionale per la Sicurezza Sanitaria del Pescato, della Capitaneria di Porto di Torre del Greco (Na) e del Nucleo Sommozzatori dei Vigili del Fuoco della Provincia di Napoli hanno discusso delle procedure operative previste dal Decreto Dirigenziale della Regione Campania n. 231 del 14 Luglio 2015 “Linee guida per il recupero di cetacei, tartarughe marine e selacei morti o in difficoltà”. E’ stato allestito un tavolo tecnico per il recupero ed il trattamento delle tartarughe marine sul litorale campano al fine di garantire una sinergia tra i soggetti coinvolti a vario titolo nel processo di salvaguardia delle specie, nel recupero di animali spiaggiati, nello smaltimento dei morti e nella diagnosi delle cause di decesso.
Le sessioni di lavoro si sono concluse con l’impegno delle AASSLL di stendere piani operativi locali nel rispetto delle caratteristiche del territorio di competenza e del potenziale supporto degli altri agenti attori coinvolti.

* Dirigente Veterinario, I.Z.S.M. di Portici




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