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Sotto l’Ordine… il disordine

di Bruno Brillante


galeoncello e via imperato 16 11 '14 008 ( a poche centinaia di metri dal centro direzionale)Forse non tutti sanno che il Centro Direzionale (dove ha la propria sede l’Ordine dei Medici
Veterinari della Provincia di Napoli), con i suoi grattacieli, i lunghi viali e le scale mobili
(ferme da sempre), è una enorme piattaforma di cemento appoggiata su un terreno paludoso, una zattera smisurata con alberi altissimi saldamente ancorata al fondo con piloni di cemento, tubi, fili,cavi ed altre diavolerie. Qui c’era una vasta prateria dove si poteva trovare “l’àccio ‘e fuòsso”, un particolare tipo di sedano che cresceva ai bordi dei corsi d’acqua, dal sapore che ricordava la carota; qui borragine, tarassaco ed altre piante che erano alla base dell’alimentazione dei parulani, punteggiavano i pascoli dei cavalli, un tempo presenti in queste campagne. Parulano, da parule, padule ( it.: palude), era il contadino che da secoli abitava e lavorava nella zona orientale di Napoli. Ancora oggi molti napoletani chiamano parulano il fruttivendolo.
“Vaco a parule” gridava alla moglie l’uomo che andava nei campi a lavorare.
C’era tanta campagna, fertilissima per l’abbondanza d’acqua e per i lapilli del Vesuvio: sino a 5 raccolti all’anno producevano questi campi, erano la mensa di Napoli e fornivano verdure ed ortaggi pregiatissimi. Particolarmente conosciuti ed apprezzati, i friarielli e i broccoli.
Qui non solo la terra donava generosamente i suoi frutti, ma anche il fiume forniva in abbondanza gamberi, anguille e altre varietà di pesci di acqua dolce.
Ai contadini che si improvvisavano pescatori, si aggiungevano i carrettieri e le persone che nelle giornate di festa, specialmente a Pasquetta, venivano a passare una giornata “fuori porta”, per scampagnate sui prati o tavolate nelle trattorie. In particolare in una piccola trattoria che si trovava tra via Stadera e la zona dove, sotto la sopraelevata, si svolge il mercatino domenicale delle pulci, c’era ” Aniello a puntiette”, una bettola per carrettieri che all’occorrenza diventava una osteria per famiglie. Dal ponticello (puntiette), a pochi passi dai tavoli, gli avventori potevano lanciare la lenza nel corso d’acqua sottostante con la speranza di tirare su dei pesci da far cucinare all’oste.
Questi luoghi erano attraversati dal Sebeto, il fiume di Napoli. Le sue acque servivano i numerosi mulini che si trovavano lungo il suo corso, acque che, sapientemente governate irrigavano i campi coltivati e alimentavano le peschére, le tipiche vasche un tempo presenti in ogni casa rurale della zona, usate per lavare le verdure e dissetare il bestiame.
Anche se apparentemente sparito, il fiume vive ancora e scorre sotto strade e palazzi, ed è anche possibile vederlo in superficie.
Nonostante tutto, il fiume continua la sua corsa verso il mare e ogni tanto fa sentire la sua presenza liquida allagando gli scantinati di numerosi palazzi da Poggioreale a Gianturco, sino a Napoli dove, durante i recenti lavori per la realizzazione delle nuove stazioni della metropolitana collinare ai Quattro Palazzi e a Piazza della Borsa, si sono verificati allagamenti e infiltrazioni che hanno procurato non pochi disagi a tecnici ed operai e agli abitanti della zona.
Le acque dell’antichissimo fiume scorrono anche sotto il Centro Direzionale, allagando, in passato, alcuni ascensori e il sottopassaggio che fu realizzato per unire il carcere di Poggioreale al nuovo Tribunale.
Dunque, sotto l’Ordine il disordine. Il disordine di un territorio sconvolto da una cementificazione selvaggia che nel corso degli ultimi 150 anni ha progressivamente trasformato un territorio con una decisa vocazione agricola e fluviale in una periferia disordinata ed inquinata, un territorio che, nonostante le ferite subite, conserva ancora qualche traccia dell’antico paesaggio e che forse, con politiche di sviluppo più assennate e lungimiranti, avrebbe potuto avere un migliore utilizzo, in maniera più intelligente e rispettosa.




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