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SOS Gabbiani

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Scene del genere sono sempre più frequenti in città, sia a Napoli che in provincia. I gabbiani hanno modificato il loro habitat e la loro alimentazione. Come difendersi dagli “attacchi” di questi volatili? A Napoli è nato nel 2014 SOS Gabbiani, un progetto dell’ATC. Roberto Procaccini, Responsabile della Comunicazione dell’Ambito Territoriale della Caccia di Napoli, ci fornisce i risultati conseguiti nel primo biennio di attività.

La stagione 2015 di Sos Gabbiani si è conclusa con 17 interventi sul campo (13 nella città di Napoli e 4 in provincia), utili per risolvere i problemi di chi, suo malgrado, si è trovato a vivere a stretto contatto con una famiglia di gabbiani. Hanno richiesto l’intervento del team privati cittadini e istituzioni come Banca d’Italia, l’Agenzia delle Entrate, la Soprintendenza Archeologica per l’anfiteatro romano di Pozzuoli e l’istituto comprensivo Russo Montale, dove si è ritenuto di dover interdire l’uso del giardino ai bimbi per il pericolo di attacco da gabbiani.
Nel 2014, quando il progetto promosso dall’Ambito Territoriale della Caccia (Atc) di Napoli faceva il suo esordio, gli interventi eseguiti sono stati 25 (incluso uno a Salerno, “fuori giurisdizione”). Il numero di segnalazioni ricevute e di consulenze fornite ai cittadini per via telefonica in 24 mesi è invece incalcolabile. Quando nidificano su tetti o terrazzi, i gabbiani non solo arrecano disagio, imbrattando e danneggiando le strutture, ma si trasformano in una minaccia per le persone. In difesa dei propri piccoli gli uccelli assumono atteggiamenti aggressivi verso gli uomini, che, se non aiutati, si ritrovano dall’oggi al domani a vivere da sequestrati in casa.
Il progetto Sos Gabbiani è riuscito in due intenti. Il primo è studiare il comportamento dei bianchi pennuti del mare in città. Il frutto dell’osservazione sul campo è la pubblicazione del volume “Sos Gabbiani – gestire la convivenza con il gabbiano reale” (Ad Est dell’Equatore editore), vademecum su tutto quello che c’è da sapere (e da saper fare) quando ci si ritrova un gabbiano nelle vicinanze. Il secondo, approntare un metodo di intervento che sia rispettoso per l’animale (specie protetta) e al contempo efficace per l’uomo. La parola d’ordine è: dividere gli spazi. Il team di esperti di Sos Gabbiani, guidato dal vicepresidente Atc Fabio Procaccini in stretta sinergia con la Lipu (Lega Italiana Protezione Uccelli), installa dissuasori affinché i gabbiani possano portare a termine lo svezzamento dei cuccioli, ma al contempo i residenti non siano privati della libertà di vivere i propri spazi. Quando la famiglia di gabbiani abbandona il nido, poi, si applicano ulteriori dissuasori di modo che i volatili, per loro attitudine territoriali, non tornino a nidificare nello stesso sito. Il riscontro tra 2014 e 2015 dice che il modus operandi funziona: chi si è rivolto a Sos Gabbiani nella prima edizione, non è tornato a farlo nella seconda.
La stagione della riproduzione dei gabbiani (aprile-luglio) vive di più fasi. Quella che maggiormente sollecita la categoria dei veterinari è il momento dell’involo, quando capita che i giovani pulli cadano in strada. È facile che i passanti, allarmati al vedere il piccolo spaesato e fuori contesto, si rivolgano ai medici degli animali. Se il gabbiano ha bisogno di cure cliniche è bene inviarlo al Centro Recupero Animali Selvatici (Cras) dell’Asl Napoli 1. Se, invece, è sano, la cosa migliore da fare è lasciare l’esemplare libero su un tetto o un terrazzo nella stessa zona dove è stato trovato. I genitori sapranno ritrovarlo.
Sos Gabbiani nasce per colmare un vuoto amministrativo e gestionale. “Non c’è ente pubblico responsabile per la gestione dei gabbiani aggressivi – spiega Sergio Sorrentino, presidente Atc di Napoli –, e i cittadini che si trovano a essere fronteggiati da uccelli di grande stazza, ben determinati a difendere il nido e la prole, non sanno a chi rivolgersi”.
L’Ambito Territoriale della Caccia di Napoli, però, non può farsi carico del servizio senza il sostegno delle altre amministrazioni. “Abbiamo dato vita al progetto Sos Gabbiani in via sperimentale, cercando a lungo la sponda delle amministrazioni locali – continua Sorrentino –, senza ricevere in due anni alcuna risposta fattiva”. “La chiusura della stagione potrebbe coincidere con la chiusura delle attività – commenta Fabio Procaccini –. Il territorio ha bisogno di un tipo di servizio pubblico per il quale noi possiamo mettere a disposizione know how e abilità acquisite sul campo, ma devono essere le amministrazioni a impegnare strutture e risorse”. Il presidente Sergio Sorrentino estende ancora di più il raggio. “Auspichiamo per l’anno prossimo che anche la Città Metropolitana di Napoli e la Regione Campania si assumano l’onere di contribuire al successo di Sos Gabbiani”.




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