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Sanzione? No … Diffida!!!

di Pino Cherillo


La diffida amministrativa è stata introdotta con il Decreto legge 91 del 24 giugno 2014 (cosiddetto decreto Campolibero) poi convertito nella legge 116/2014. L’art. 1 comma 3 del decreto estende l’applicazione della diffida a tutte le violazioni, di lieve entità e sanabili, alla normativa in materia agroalimentare che prevedono la sola sanzione amministrativa pecuniaria. Si tratta di un provvedimento con valenza trasversale che trova applicazione in tutti i settori del comparto agroalimentare.
La diffida consiste nel concedere un termine di venti giorni al soggetto interessato per adempiere alle prescrizioni violate, il suddetto termine decorre dalla data di notifica dell’atto di diffida che potrà anche non essere contestuale al controllo ma sempre nel rispetto dei termini massimi previsti dalla legge 689/1981 per la notifica della eventuale contestazione.
La diffida non è applicabile in caso di reiterazione specifica (accertata medesima violazione nei cinque anni precedenti al controllo), inoltre si applica anche ai prodotti alimentari già posti in vendita al consumatore finale e si basa su due elementi valutativi già sopra menzionati: la lieve entità e la sanabilità della violazione accertata.
A tal proposito il ministero delle Politiche agricole ha dato chiarimenti in merito all’inquadramento delle violazioni lievi e formali con apposita circolare n. 1148 del 2/7/2014 considerando i seguenti punti :

1. Violazioni che non determinano effetti economici di particolare rilevanza sul mercato dei prodotti interessati.
2. Violazioni che non incidano in modo significativo sulle caratteristiche merceologiche e compositive dei prodotti stessi.
Altro aspetto da considerare sulla diffida è quello della inapplicabilità in tutti i casi di violazioni amministrative che prevedono sanzioni accessorie in aggiunta alla sanzione pecuniaria vedasi ad es. la pubblicazione, a spese del trasgressore, del provvedimento sanzionatorio, la chiusura, sia pure temporanea, dello stabilimento o la sospensione dal diritto ad utilizzare la denominazione protetta.
La diffida amministrativa in materia alimentare prevede per l’interessato entro il termine dei venti giorni dalla notifica, la possibilità di richiesta di disapplicazione della stessa optando per la contestazione della violazione accertata dai verbalizzanti.
In tal caso è ammessa la facoltà di pagamento in misura ridotta della sanzione così come previsto dall’art.16 della Legge 689/1981 da effettuarsi entro sessanta giorni dalla notifica dell’atto di contestazione e della riduzione prevista dall’articolo 1, comma 4 del D.L. 91/2014, convertito in L. 116/2014, se il pagamento avviene entro cinque giorni dalla suddetta notifica.
Qualora entro il termine di 20 giorni dalla ricezione dell’atto di diffida non pervenga all’Ufficio verbalizzante alcuna dichiarazione di avvenuto adempimento alle prescrizioni impartite né la richiesta della disapplicazione della diffida, si procederà ad effettuare la contestazione della violazione accertata, ai sensi dell’articolo 14 della legge 24 novembre 1981, n. 689, con l’esclusione dell’applicazione dell’articolo 16 della medesima legge (esclusione del pagamento in misura ridotta).
L’istituzione della diffida amministrativa a seguito della suddetta legge 116/2014 ha determinato nelle varie Regioni l’emanazione di provvedimenti amministrativi applicativi ed in Regione Campania è stata pubblicata la Delibera di Giunta n. 623/2014 sul Burc del 22/12/2014 con la quale, tra l’altro, si tratta di tale istituto per le violazioni in materia di Sanità pubblica veterinaria.
Si deve pure menzionare che il Ministero della Salute con nota del 28/1/2015 del Direttore Generale, dr Borrello, ha assunto una posizione contraria all’applicazione di tale istituto nelle violazioni inerenti norme poste a tutela della sicurezza alimentare.
Ad oggi, comunque, con l’espressione anche del parere dell’Avvocatura regionale campana, espresso con nota del 13/3/2015, è da applicare la diffida amministrativa in tutti i casi di violazioni aventi le caratteristiche di lievi e sanabili che sono state esemplificate con la suddetta delibera regionale (vedasi accertamento di carenza d’igiene in uno stabilimento e sempre che non si procede al blocco dell’attività, oppure la mancata presentazione della SCIA in uno stabilimento in attività o ancora la mancata compilazione di registro di autocontrollo, etc.).
Concludendo solo il tempo e l’applicazione pratica della Diffida nell’esercizio giornaliero dei controlli darà il responso sulla virtuosità di questo interessante istituto finalizzato alla semplificazione del procedimento sanzionatorio ed all’instaurazione di un più proficuo rapporto di collaborazione tra cittadini, imprese ed amministrazione.




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