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Randagismo: ventiquattro anni dopo la legge quadro 281. Stato dell’arte

di Vincenza De Luca Picione


randagismoA 24 anni dall’entrata in vigore della legge 281 , tirando le somme, bisogna ammettere che a poco sono servite tutte le misure messe in atto dalla vecchia disposizione. Almeno due i punti critici da analizzare e risolvere in tempi brevi.

Le strade sono ancora popolate da animali che vagano liberamente. Anche se nel quotidiano della pratica libero professionale sicuramente possiamo notare una maggiore presenza di cani microchippati, è ancora purtroppo lontano l’obiettivo di avere il 100% della popolazione canina adottata, iscritta all’anagrafe. Da ciò ne consegue che una piccola percentuale di cani può ancora essere abbandonata senza controllo. Credo sia indispensabile, a cominciare da questo primo punto, trovare una strettissima collaborazione tra le varie categorie professionali. Partendo dal presupposto che la figura del medico veterinario L.P. è fondamentale nella sensibilizzazione del proprietario, credo sia giusto ribadire la difficoltà in cui ci si ritrova a dover informare che l’applicazione del chip è gratuita presso le strutture Asl mentre è a pagamento negli ambulatori; ciò impedisce di intervenire applicando direttamente il chip. Molte persone adottano un cane senza la consapevolezza dell’impegno che richiede la cura di un cucciolo, e spesso, se ne disfano a breve giro. Sono essi, quegli animali che con grande probabilità finiscono in strada. Questo quindi è un primo punto su cui bisognerebbe focalizzare l’attenzione.
Altro punto dolente è la sterilizzazione dei randagi. E’ assolutamente inutile sterilizzare una percentuale di cani randagi quando il rimanente continua a riprodursi ripopolando il territorio con un numero maggiore di quelli che sono stati sterilizzati. Anche in questo caso, sarebbe necessario istituire un programma di sterilizzazione a tappeto coinvolgendo tutti i LL.PP presenti sul territorio campano, naturalmente proponendo tariffe adeguate.

Sono stati infatti dei veri e propri fallimenti i progetti remunerati con cifre irrisorie che non permettevano al professionista di operare in condizioni di sicurezza, sia per la tutela dell’animale sia per la serietà professionale.
Il mio, quindi, vuole essere un vero e proprio appello affinchè, con il coinvolgimento della categoria tutta e con il giusto riconoscimento dell’importanza del L.P. venga affrontato definitivamente il problema del randagismo.

 




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