full screen background image

Pamplona, tradizione e protesta

pamplona1PAMPLONA (in castigliano, Iruña o Iruñea in basco) è una città (197.604 abitanti) della Spagna, capoluogo della comunità autonoma della Navarra. Famosa nel mondo per la Festa di San Firmino, che ricorre il 7 luglio, resa celebre da Ernest Hemingway con il libro “Fiesta”. Come ogni anno, il 6 di luglio a Mezzogiorno in punto c’è il momento più intenso – ed assurdo – di tutta la festa di San Firmino.
E’ più pericoloso stare in piazza adesso che con i tori. Le magliette bianche diventano presto rosastre, spruzzate di vino altrui. La piazza si va riempiendo già dalle 10 e mezza e sarà impossibile attraversarla se non accettando diverse “offerte” di vino, che finiranno senza scampo sui propri vestiti. La folla comincia poi a spingersi, creando “onde” che si diffondono nella massa di persone, delle quali per fortuna nessuna può cadere, tanto piena è la piazza. Chiunque dovesse cadere rischierebbe seriamente la vita, e si scherza che non accade perché San Firmino vede e provvede. Comunque, se non si vuole diventare parte di quella massa di sudore, corpi e vino, un balcone è l’unica scelta possibile.
Dal 7 al 14 di luglio inclusi, come ogni anno, alle 8 di mattina precise, sei tori e quattro buoi sono rilasciati per le strade del centro di Pamplona, 825 metri da percorrere fino alla “Plaza de Toros”. Aperto il recinto dove hanno passato la loro ultima notte, i tori cominciano a correre. E corrono più veloci dei 3.000 uomini che li accompagnano in questa folle corsa, ognuno con la propria overdose di adrenalina. La corsa non è un gioco e può costare caro. Si registrano fratture di arti, asportazioni di organi interni e, purtroppo, anche morti. Chi decide di correre dovrebbe sapere a cosa va incontro e presentarsi in forma sia fisica che mentale. Data l’enorme (esagerata) quantità di partecipanti, è statisticamente improbabile rimanere vittime di un qualche incidente: la possibilità comunque esiste, è bene saperlo, e diversi sono i feriti per la corsa dei tori ogni anno. Al contrario di una roulette russa, con una buona conoscenza del tracciato, e qualche osservazione sulla psicologia taurina e del comportamento delle masse è ancor meno probabile rimanere feriti. Il primo encierro, del 2015, riferisce la stampa spagnola, è stato “molto veloce e violento”. E’ durato 2 minuti e 23 secondi, con il toro Fastuoso come protagonista, il numero 67, “partito come un razzo” nella parte destra della Cuesta di Santo Domingo, sorprendendo decine di corridori.
Cos’è l’encierro?
In soli tre minuti copre gli 825 metri del tracciato e si ripete tutti i giorni, dal 7 al 14 luglio. I razzi indicano ai corridori i vari momenti dell’encierro: il primo sparo annuncia l’apertura delle porte del cortile, il secondo avvisa dell’uscita di tutti i tori, il terzo (già nell’arena) segnala l’ingresso degli animali e il quarto avverte che i tori si trovano già nel loro recinto e che l’encierro si è concluso. Uno dei momenti più emotivi si tiene pochi minuti prima dell’inizio dell’encierro, quando i corridori si raccomandano a San Fermín cantando tre volte una litania davanti a una piccola immagine religiosa situata nella Cuesta de Santo Domingo.
Chi corre davanti ai tori
Qualunque persona abbia compiuto i 18 anni può correre nell’encierro, semplicemente entrando sul percorso recintato prima dell’inizio. Il numero di corridori va dai 2.000 di un giorno normale a più di 3.500 durante i fine settimana, e cresce con gli anni. Le misure di sicurezza comprendono il divieto di entrare ubriaco, di portare macchine fotografiche o telecamere e altri oggetti che possano ostacolare o mettere in pericolo la sicurezza dei corridori.
L’origine dell’encierro
Si fa risalire all’epoca medioevale ed è dovuta ai pastori navarri che trascorrevano la notte precedente la corrida accampati vicino alla città, e all’alba entravano circondati dai tori e accompagnati da gente che, a cavallo o a piedi, aiutava con pali e grida a chiuderli nei recinti all’aperto. Con il passare del tempo, verso la fine del secolo XIX, si passò da correre dietro di essi per aiutare a rinchiuderli, poi a correre davanti, e il tutto cominciò a convertirsi in costume popolare.
San Fermín si conclude il 14 luglio a mezzanotte, quando tutti si riuniscono nella piazza del Municipio e alla luce delle candele cantano il “Pobre de mí” (Povero me), congedandosi dalla festa fino all’anno successivo.
Alla vigilia della lunga festa di San Firmino a Pamplona alcune decine di animalisti hanno inscenato un flashmob contro l’encierro.
La protesta, che ha visto gli attivisti seminudi, ammassati l’uno sull’altro e completamente dipinti di rosso, è stata organizzata dalla Peta (People for the Ethical Treatment of Animals) una delle associazioni animaliste più note al mondo, che in passato ha potuto contare sul supporto di molte star di Hollywood (da Paul McCartney a Natalie Portman, da Charlize Theron a Gwyneth Paltrow).




css.php