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Microchip

di Sergio Saggese

Ci sono già centinaia di muri che dividono il mondo, eppure questa società continua ad ergerne di nuovi. Vengono edificate recinzioni di ogni tipo e in tempi record, in alcuni casi addirittura con sistemi di sorveglianza aerea realizzati con i droni.

L’intento è quello di difendersi sollevando per tante vantate buone ragioni, muri di ogni tipo, che si possono toccare e vedere, e anche muri invisibili.

Anni fa mi portarono una tartaruga di terra alla quale un cane aveva staccato una zampa con un morso. La curai e la tenni come mascotte. Come ogni animale che ho incontrato sulla mia strada anche quella tartaruga mi insegnò qualcosa. In questo caso, mi insegnò a metterselo di lato un muro, quando ti capita, e non di fronte, e “sfruttarlo in bene”.

Per camminare la piccola imparò ad appoggiarsi col suo lato monco ai muri dell’ambulatorio e, da allora, nulla la fermava.

In una scuola primaria di Padova hanno chiesto a un gruppo di alunni di fare un elenco di funzioni che possono avere i muri ed è venuto fuori che i muri servono a protezione dalla pioggia, dalle intemperie, dal freddo e dalla guerra. Che i muri servono ad appoggiarsi, a impedire di cadere e a evitare la confusione.

Nel lungo elenco i bambini hanno scritto anche che i muri servono a evitare di mischiarsi, a dividere le età e a evitare l’odio.

Parlando, nello specifico dei ‘muri invisibili’, una bambina ha dichiarato che se li immagina come ‘i muri del futuro’. Superare un muro invisibile significherebbe, pertanto, muoversi in qualche modo attraverso il tempo.

Agli stessi bambini è stato chiesto di elaborare delle strategie per scavalcarli, questi muri invisibili.

«Crederci che ci si può fare», ha detto uno di loro. «Andare piano piano, perché così superi il muro, ma andare anche un po’ più veloce delle volte», ha esclamato un altro. «Imparare» ha detto un altro ancora. «Essere coraggiosi, che non bisogna arrendersi» ha esclamato uno di loro alzandosi sulle punte. «Ricordarsi che a volte i muri tornano, dopo un po’ di tempo, perché alcune cose si scordano e perciò fare sempre allenamento, provarci e riprovarci», ha spiegato un altro. «Non avere paura» ha detto un altro ancora «Perché quando c’è paura, la paura spinge dentro e non fuori, e ti trattiene dentro al muro invisibile.

Riflettendoci e pensando anche alla mia avventura con la tartaruga che mi ha insegnato a sfruttare in bene i muri, capisco che un muro è, in fondo, come il girello per un bambino. Alla fine, se vuoi andare oltre, lo devi abbandonare. Da bambini molti di noi hanno imparato a stare in equilibrio appoggiandovisi, fino a che non hanno imparato a restare stabili. Quando è nel girello, che è come un muro attorno a sé, il bambino vi si appoggia, ma per imparare, in fondo, a stare in equilibrio senza doversi più appoggiare. Per ottenere ciò, un bambino dovrà continuare ad appoggiarsi in modo diverso, sempre un po’ meno, fino a uscire per sempre da quello stesso muro.

Questo fa capire che il punto su cui ragionare è il limite.

Fino a un certo punto può andare anche bene, ma oltre, possiamo restarne pericolosamente prigionieri.

Grazie per l’insegnamento, Wall!

È così che la chiamai, la mia saggia amica monca.

 




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