full screen background image

Microchip

di Sergio Saggese

«È morta?» mi chiese Antonio.

Stavamo ritti uno a fianco all’altro davanti a una volpe distesa sull’asfalto. L’avevamo investita con la macchina in piena campagna e, incuriositi, eravamo tornati indietro per guardarla.

«Tu che dici, è morta?» ripeté Antonio. Ma io non risposi, perché ero rimasto senza parole.

Sembra assurdo, ma era sbucata talmente in fretta, buttandosi sotto l’auto che pensai si fosse voluta ammazzare.

Era l’ottobre del 1988, ma quella volpe mi sembrò uscita da tutt’altra epoca e da tutt’altro luogo. Un luogo ancestrale. Mi sembrò tutta rughe, stanca, e mi sembrò che ne avesse viste troppe e avesse deciso di farla finita. Ma tenni questo pensiero per me, quel giorno, per timore d’essere preso in giro dal mio amico, e feci di sì con la testa per confermare che sembrava proprio essersene andata al creatore.

«Neanche il tempo di accorgersene» disse allora Antonio.

«Già» dissi io «Neanche il tempo».

Ma, improvvisamente, la volpe si contorse e ci fissò prima di crepare, dandoci i brividi.

Da allora mi son fatto l’idea che il mondo sia tutto una sorta di gioco di specchi. Perché, in fondo, chiunque guarda, alla fine, “si guarda”.

Gli occhi severi di quella volpe riflettevano, perché il suo sguardo, come quello di molti animali, era diventato uno specchio e, così, ho finito con lo specchiarmici e vedere verità sconosciute alla maggior parte degli uomini.

Uno specchio che mi ha in qualche modo restituito i miei veri lineamenti e un’immagine di me stesso come nessun altro specchio sarà mai capace di fare.

 

 




One thought on “Microchip

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

css.php