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LE GROTTE DI LASCAUX: RAFFIGURAZIONI ANIMALI NELL’ARTE PARIETALE PREISTORICA

Michele Di Gerio*, Alessia Fuscone**


Situate nel comune di Montignac, nella Francia sud-occidentale, le Grotte di Lascaux sono costituite da gallerie e vasti ambienti per una lunghezza di circa 250 metri e un dislivello di circa 30 metri. Scoperte nel 1940, costituiscono un sito archeologico preistorico di eccezionale interesse.

1. Cranio e mandibola della specie umana Cro-Magnon.

Cranio e mandibola della specie umana Cro-Magnon.

Il luogo fu frequentato da comunità umane della specie Cro-Magnon dediti alla raccolta di prodotti vegetali ed alla caccia. Alcuni di loro dipinsero sulle pareti e sulle volte delle Grotte di Lascaux animali di grossa taglia della fauna pleistocenica lasciando non soltanto un’eccezionale testimonianza di arte parietale ma anche un importante documento naturalistico. Si tratta di equini, bovini, caprini, grandi felini e cervi[1] eseguiti 18000-16000 anni fa, in un periodo compreso nel Paleolitico Superiore/Magdaleniano. Raffigurazioni rupestri di animali, coevi a quelli della Grotta di Lascaux, sono presenti nei siti di Roc des Sers, La Pasiega e Le Fourneau du diable, localizzati anch’essi in territorio francese[2].

La Grande sala dei tori, il Diverticolo assiale, il Corridoio, la Navata, l’Abside, la Sala dei felini e il Pozzo sono i nomi attribuiti dagli studiosi agli spazi che costituiscono la Grotta di Lascaux, prendendo spunto dalla terminologia architettonica e dalla faunistica.

Tutti gli animali disegnati vivevano allo stato selvatico poiché la pratica della domesticazione appartiene al periodo Neolitico[3]. Gran parte di essi sono raffigurati in movimento ed è interessante la grande varietà di posture rappresentate. I disegni mettono in rilievo gli aspetti anatomici più importanti.

4. Lo sciamano ed il bisonte ferito.

Lo sciamano ed il bisonte ferito.

In diverse specie sono evidenziate le labbra e gli occhi, molti bovini mostrano una vistosa giogaia mentre soltanto qualche equino presenta una folta coda. Per definire il sesso maschile, l’artista, talvolta ha disegnato il prepuzio, in equini e bovini, e costantemente i palchi nei cervi. Alcuni di questi ultimi, nell’atto di muggire, hanno il collo proteso verso l’alto.

I mantelli presentano i colori della razza d’appartenenza: fulvi, bianchi, chiari, grigi, grigi molto scuri, marroni, neri e ocra. Laddove il mantello è chiaro o bianco la figura dell’animale è circondata da un contorno scuro che meglio evidenzia la sua corporatura differenziandolo cromaticamente dal supporto parietale. In alcuni equini il mantello è ‘a pois’, chiaro con vistose macchie scure, che ricorda quello maculato del Knabstrup, cavallo danese, ottenuto nel 1808 a seguito di pratiche zootecniche. Tale caratteristica somatica, quasi inesistente nelle razze moderne, è probabile che fosse diffusa in epoca preistorica giacché gli antichi artisti delle Grotte di Lascaux hanno riprodotto specie animali presenti costantemente nella loro quotidianità.

E’ importante evidenziare che gli autori hanno lasciato poco spazio alla fantasia o all’immaginazione prediligendo il realismo. L’unico animale fantastico o addirittura mostruoso, che rappresenta un caso isolato nell’arte paleolitica,  è un equino con due lunghe protuberanze frontali, certamente corna, definito ‘liocorno’ dagli studiosi[4].

Tra i bovini è stato riconosciuto l’uro, caratterizzato dalle corna aventi la forma di una lira e ricurve in avanti. Originario della Podolia, regione collinare russa e definito Bos primigenius da L. H. Bojanus nel 1827, è il progenitore dei bovini di razza podolica. In epoca preistorica aveva dimensioni notevoli, infatti, è probabile che fosse alto al garrese circa un metro e settanta centimetri. Era feroce ed aggressivo, rendendo difficoltoso l’allevamento. Con selezione empirica la corporatura fu ridotta, e forse anche l’indole. Per cause poco chiare, l’uro si è estinto nel XVII secolo[5].

3. Un equino colpito dalle frecce.

Un equino colpito dalle frecce.

Desta interessa un equino, probabilmente un cavallo, col dorso rossiccio ed il ventre chiaro, colpito da alcune frecce. La raffigurazione è una tipica scena di caccia. L’uccisione degli equini, ma anche quella di altri animali, procurava all’uomo del Paleolitico tessuti molli per il nutrimento insieme a tessuti duri e cute per la realizzazione di manufatti. Una scena riprodotta su una parete del Pozzo sembrerebbe un incidente di caccia: un uomo morto disteso sul terreno e con le braccia allungate ai lati è osservato da un bisonte che, per la postura, appare inferocito dal dolore provocato dalla fuoriuscita del pacchetto intestinale. Invece, secondo diversi studiosi la scena rappresenta qualche rito tribale dove l’uomo disteso, ma non morto, è uno sciamano, figura che nelle comunità preistoriche aveva contatti con le divinità[6].

In alcune aree della Grotta di Lascaux sono state rinvenute sostanze che, a seguito di indagini chimiche e biochimiche, sono state identificate come residui di pitture. Il grigio molto scuro era ottenuto con il biossido di manganese, il rosso e il giallo da ossidi di ferro che permettevano di ottenere tinte dal giallo-rossastro al giallo-bruno. La tecnica di esecuzione ricalca in gran parte quella della pittura parietale preistorica: i colori erano distesi direttamente sulle pareti rocciose delle grotte senza un intonaco sottostante. La roccia, se di origine calcarea, riusciva a far penetrare in profondità il pigmento colorato che si conservava per moltissimi anni soprattutto se il clima interno era umido, invece, se all’interno della grotta vi era poca o pochissima umidità, la pellicola colorata aveva scarsa aderenza alla superficie rocciosa e finiva per sparire definitivamente nel giro di qualche decennio. I disegni erano realizzati mediante l’estremità di un dito o la punta di pezzettini di legno o l’aculeo dei porcospini intinti nel colore, anche se si suppone l’esistenza di rudimentali pennelli fatti con elementi vegetali[7].

Secondo la suddivisione dell’arte parietale del Paleolitico superiore in quattro stili, le pitture delle Grotte di Lascaux appartengono al III[8] aventi una serie di elementi che le contraddistinguono: è diffusa la policromia, la linea dorsale degli animali è sinuosa, spesso le corna vengono rappresentate in prospettiva, la figura dell’animale si arricchisce di alcuni dettagli, fra cui il pelame, ed infine i disegni vengono eseguiti in zone profonde e recondite delle caverne[9].

Per quanto riguarda il significato della faunistica nell’arte parietale preistorica, inizialmente alcuni studiosi si sono soffermati sull’aspetto magico-propiziatorio finalizzato alla buona riuscita della caccia[10], in seguito, altri, hanno dimostrato che la disposizione delle figure animali e dei segni non è casuale ma risponde ad uno schema generale: le pitture costituiscono una struttura avente una forma di linguaggio con associazioni costanti dove nella coppia cavallo-bisonte, il cavallo simboleggia l’elemento maschile e il bisonte quello femminile[11].


*Archeozoologo, ** Archeologa


 

[1] J. D’Huy et al., Les animaux “flécheés a Lascaux: nouvelle proposition d’interprétation, in “HAL”, 7, 2012, p. 164.

[2] N. Aujoulat, Lascaux. Le geste, l’espace et le temps. Paris 2004, p. 29-33.

[3] F. Malossini, La domesticazione degli animali, in “Atti Acc. Rov. Agiati”, 251, 2001, p. 11.

[4] R. Gianadda, Alle origine dell’arte. Preistoria e storia, in S. Zuffi (cur.), La storia dell’arte, Milano 2006, pp. 30-31.

[5] A. Stola, Storia dei bovini podolici, Tricase (LE) 2014, p. 27.

[6] M. Eliade, Storia delle idee e delle credenze religiose, Milano 1991, pp. 29-30.

[7] R. Gianadda, op. cit., pp. 30-34.

[8] N. Aujoulat, op. cit., pp. 29-33.

[9] R. Gianadda, op. cit., p. 29.

[10] G.H. Luquet, L’art et la religion des hommes fossiles, Paris 1926, 102-108; H. Breuil, Quatre cents siécles d’art pariétal: les cavernes ornées de l’âge du renne, Montignac 1952, pp. 23-24.

[11] A. Leroi-Gourhan, Le fil du temps. Ethnologie et préhistoire, Paris 1983, pp. 276-314; A. Leroi-Gourhan, Le religioni della preistoria, Parigi 1993, pp. 40-48.

Bibliografia

N. Aujoulat, Lascaux. Le geste, l’espace et le temps, Paris 2004.

H. Breuil, Quatre cents siécles d’art pariétal: les cavernes ornées de l’âge du renne, Montignac 1952.

R. Gianadda, Alle origine dell’arte. Preistoria e storia, in S. Zuffi (cur.), La storia dell’arte, Milano 2006, pp. 25-57.

J. D’Huy et al., Les animaux “flécheés a Lascaux: nouvelle proposition d’interprétation, in “HAL”, 7, 2012, pp. 161-170.

M. Eliade, Storia delle idee e delle credenze religiose, Milano 1991, pp. 29-30

A. Leroi-Gourhan, Le fil du temps. Ethnologie et préhistoire, Paris 1983.

A. Leroi-Gourhan, Le religioni della preistoria, Parigi 1993.

G.H. Luquet, L’art et la religion des hommes fossiles, Paris 1926.

F. Malossini, La domesticazione degli animali, in “Atti Acc. Rov. Agiati”, 251, 2001, pp. 5-41.

A. Stola, Storia dei bovini podolici, Tricase (LE) 2014.

 




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