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LA RAFFIGURAZIONE DI CAVALLI GRECI SULL’ OLPE CHIGI

di Michele Di Gerio*


 

Presente in importanti ambiti della vita quotidiana greca, il cavallo è descritto in opere letterarie che forniscono una serie di informazioni riguardanti la corporatura, gli istinti, le tecniche necessarie alla conduzione, i metodi di riproduzione e i procedimenti di medicina veterinaria; inoltre, viene riprodotto in pitture, vasi, rilievi, sculture e monete mentre gli scavi archeologici hanno portato alla luce scuderie e finimenti.

L’olpe Chigi è un vaso in ceramica alto 26 centimetri, realizzato a Corinto intorno al 630 a.C. ed esposto al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma (fig. 1). Olpe è il nome dato a un vaso utilizzato per versare il vino, è detto “Chigi” poiché trovato nel Tumulo di monte Aguzzo, proprietà del principe Chigi, nell’Etruria meridionale[1].

1. L'olpe Chigi rappresenta uno dei capolavori dell'arte antica.Le raffigurazioni presenti sul vaso consentono di toccare i temi fondamentali della vita e della cultura greca: la guerra, la caccia al leone e alla lepre, l’ammirazione per i cani e i cavalli, un concorso di bellezza e il giudizio di Paride[2].

Sulla parte centrale del vaso sono dipinti dei cavalli disposti a coppie, uno dei quali è poco visibile; alcuni sono montati da giovani, ciascuno tiene per le briglie sia il suo destriero che quello al suo fianco privo di cavaliere (fig. 2). Davanti a loro vi sono altri cavalli, soltanto uno è distinguibile, che tirano una quadriga, con in piedi un auriga, condotta da un giovane stalliere nudo (fig. 3). Il significato della scena è da ricondurre alle fasi di una caccia al leone il cui epilogo è illustrato su un altro settore del vaso. I cavalli e i carri, nelle battute di caccia, rincorrevano le prede che i cacciatori colpivano o infilzavano.

Raffigurati in modo schematico, i cavalli presentano una mole contenuta, la corporatura robusta ma slanciata e le zampe non molto sottili. Sappiamo dalle fonti che i cavalli somiglianti a quelli dell’olpe Chigi erano utilizzati per la caccia, per l’agricoltura, come mezzo di trasporto e in guerra. Senofonte, nel IV a.C., li ha descritti che tiravano rudimentali aratri, anche se spesso si preferivano i buoi, e portavano sul dorso i contadini insieme ai prodotti ortofrutticoli dai campi ai luoghi abitati, inoltre nei periodi bellici facevano parte dell’esercito trainando il carro da guerra o trasportando un cavaliere armato. Secondo l’autore greco se uno di essi era utilizzato sia in agricoltura che in operazioni militari, gli sforzi ai quali era sottoposto nei campi, gli giovavano in battaglia[3]. Pur storicamente lontanissimo da quelli descritti da Senofonte, il cavallo Murgese, presente in Italia nel XVI secolo, circa duemila anni dopo, operava in agricoltura, trasformandosi, all’occorrenza, in figura militare.

2. La fila di cavalli disposti a coppie.Intorno al V-IV secolo a.C. i cavalli allevati dal popolo libico, simili a quelli dell’olpe Chigi, si impiegavano per lunghi spostamenti in zone impervie e desertiche poiché mostravano una notevole resistenza[4]. Ma, a differenza del consiglio di Columella secondo il quale “I cavalli vogliono somma cura e cibo sino a completa sazietà[5], per Claudio Eliano “I libici hanno poche attenzioni per i loro cavalli: spesso non lisciano il pelo, non puliscono gli zoccoli, non pettinano le criniere e né intrecciano i crini; inoltre, non li lavano quando sono stanchi ma appena scesi dal cavallo li lasciano liberi di pascolare[6]. Nello stesso periodo, i greci del Peloponneso e gli abitanti della Puglia, allevavano cavalli di corporatura contenuta ma forte e slanciata[7]. Destinati al compartimento militare e all’agricoltura, si utilizzavano anche per trasportare col basto merci di diversa natura: carichi di frutta e di verdura, di pane, di sale, di otri con vino, di pollame, di carne varia, di sacchi di grano e orzo nonché di vasellame, costituivano veri mercati ambulanti; condotti da un mercante che chiamava a gran voce i clienti, i cavalli entravano in strade vietate ai carri[8].

3. I cavalli che trainano la quadriga. Davanti a loro il giovane stalliere.Puliti e decorati, partecipavano a battute di caccia, difatti, la raffigurazione dell’olpe Chigi mostra i crini della criniera intrecciati con sottili nastri dorati e le code, tenute staccate dal corpo grazie a qualche artificio, appaiono ben pettinate e voluminose. Presso alcuni popoli, infatti, era diffusa l’usanza di adornare i propri cavalli: i medi, popolazione che nel VI secolo a.C. occupava l’attuale Iran centrale

occidentale, li abbellivano con nastrini e minuscole pietre dure, la cui raffinatezza è ricordata con ammirazione dagli autori antichi .
Per dipingere l’olpe Chigi, l’artista ha utilizzato il nero, il rosso-porpora, diverse tonalità del giallo-bruno e il bianco mentre i cavalli visibili, ma certamente anche gli altri dei quali si intravedono solo i bordi, sono colorati con un unico colore, il nero o il rossiccio di diverse gradazioni, che costituiscono i mantelli semplici. Non sono raffigurati, quindi, soggetti con mantelli composti, con due o più colori e, quelli che sembrano pezzati, sono in realtà mancanti di colorazione a causa del seppellimento e delle ingiurie del tempo alle quali il vaso è stato sottoposto, che hanno modificato parimenti la tinta dei crini. Le indicazioni riguardanti il colore dei cavalli non sembrano sufficienti per asserire che i greci del VII secolo a.C. allevassero soltanto quelli con i mantelli semplici.
In uno dei soggetti sono visibili elementi dell’apparato genitale maschile; tale riproduzione è diffusa in pitture che presentano temi faunistici. Negli scavi di Pompei, la parete nord del giardino della casa dei Ceii (I 6, 15) presenta un affresco con animali domestici e selvatici: alcuni di essi, quando la posizione lo ha permesso, mostrano gli organi che attestano l’appartenenza al sesso maschile.
Il tipo di cavallo raffigurato sull’olpe Chigi, anche se protagonista in una scena di caccia, confrontato con le fonti letterarie, è stato un animale da lavoro, contribuendo alla produzione agricola, unità funzionale del sistema economico antico, inoltre, il suo impiego è risultato fondamentale nei trasporti e determinante nelle operazioni militari i cui esiti hanno condizionato la storia delle civiltà mediterranee.

  *Archeozoologo


[1] G. Quirino Giglioli 1955, p. 205
[2] R. Bianchi Bandinelli, E. Paribeni 2010, sch. 90.
[3] Xen, Economico, V, 5, 6.
[4] Aelian., De natura animalium, III, 2.
[5] Col., De re rustica, VI, 27, 1.
[6] Aelian., De natura animalium, III, 2.
[7] Varr., De re rustica, III, 7, 1.
[8] P. Vigneron 1987, p. 185.

 

Bibliografia

R. Bianchi Bandinelli, E. Paribeni, L’arte dell’antichità classica. Grecia, Torino 2010.
Claudio Eliano, La natura degli animali.
M. D’Acunto, L’Olpe Chigi e la dialettica tra oligarchia e tirannide a Corinto alla metà del VII sec. a.C., Salerno 2012, pp. 55-69.
L. Giunio Moderato Columella, L’arte dell’agricoltura.
M. Terenzio Varrone, Sull’agricoltura.
G. Quirino Giglioli, Storia dell’arte classica. Arte greca, Milano 1955.
Senofonte, Economico.
P. Vigneron, Il cavallo nell’antichità, Milano 1987.



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