full screen background image

LA GUERRA DELLE MOZZARELLE

di Enrico Fariello


mozzarella fresca“A pensar male degli altri si fa peccato ma spesso ci si indovina”[1]; è l’estate, di solito (quando tutti sonnecchiano in vacanza e si distraggono facilmente) il periodo più  favorevole ai “golpe, concorsi pensati ad hoc per qualche super raccomandato, l’aumento delle tasse e amenità varie”, leggo su Il Mattino del 30 agosto scorso a proposito dello “scippo” che la Puglia avrebbe fatto alla Campania[2] per la mozzarella. E, in effetti, il 26 luglio u.s., alle ore 17, 00 presso il Chiostro del Palazzo Comunale di Gioia del Colle in Piazza Margherita di Savoia, si è tenuta la riunione di pubblico accertamento con il Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali per la richiesta di riconoscimento DOP della “Mozzarella di Gioia del Colle[3], fatta di solo latte vaccino,  ai sensi del Reg. (UE) n. 1151/2012 e del D.M. 14 ottobre 2013[4]. Poco più di un mese dopo, il 28 agosto,  il medesimo Ministero ha pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 200[5] la “proposta di riconoscimento della denominazione di origine protetta ‘mozzarella di Gioia del Colle’ ”. Perché proprio a fine luglio ed agosto quando la richiesta di riconoscimento è partita sei anni fa? Forse per attenuare il clamore e le proteste che questa mossa avrebbe  certamente suscitato negli addetti ai lavori e nell’opinione pubblica?  Mah, a pensar male…

Sei anni fa, a Putignano, avvenne la presentazione ufficiale del progetto della DOP e l’allora sindaco di Gioia del Colle ebbe ad affermare che “abbiamo messo da parte il campanilismo e abbiamo avviato un percorso comune. Si è puntati sulla Treccia perché la mozzarella non avrebbe mai ricevuto la Dop in quanto il termine mozzarella è stato usato in Campania”. zizzona

E infatti la richiesta di DOP partì per la “treccia della Murgia e dei Trulli” ma, secondo la stampa nazionale, è stato proprio il Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali a suggerire il cambio in “mozzarella di Gioia del Colle”. Se è vero, è gravissimo, e fu subito guerra! Una guerra che, però, perderemo perché se la vincessimo sarebbe la Caporetto di quel Ministero[6] che farebbe meglio a chiudere i battenti. La perderemo perché siamo l’Italia dei campanili, una  “nave sanza nocchiere in gran tempesta”[7] a bordo della quale uno sterminato  campionario di leggi (campionario che avrebbe fatto invidia a Ionesco, maestro del teatro dell’assurdo) suonano come altrettanti abracadabra, dicono, disdicono, maldicono e contraddicono. La Campania ha tempo fino al 28 settembre prossimo per presentare ricorso in quanto ritiene che la denominazione proposta per un prodotto di latte vaccino, in parte omonima a quella della mozzarella di bufala, violi quanto stabilito dalla normativa europea e ingeneri quindi  nel consumatore equivoci ed erronee interpretazioni. La normativa europea[8] (art.6)  prevede che:

“3. Un nome proposto per la registrazione che sia in tutto o in parte omonimo di un nome già iscritto nel registro stabilito a norma dell’articolo 11 non può essere registrato, a meno che nella pratica sussista una differenziazione sufficiente tra le condizioni d’impiego e di presentazione locali e tradizionali del nome omonimo registrato successivamente e quelle del nome già iscritto nel registro, tenuto conto della necessità di assicurare un trattamento equitativo ai produttori interessati e far sì che i consumatori non siano indotti in errore. Un nome omonimo che induca erroneamente il consumatore a pensare che i prodotti siano originari di un altro territorio non è registrato, anche se esatto per quanto attiene al territorio, alla regione o al luogo di cui sono effettivamente originari i prodotti in questione.

  1. Un nome proposto per la registrazione come denominazione di origine o indicazione geografica non è registrato qualora, tenuto conto della notorietà e della reputazione di un marchio e della durata di utilizzazione dello stesso, la registrazione del nome proposto come denominazione di origine o indicazione geografica sarebbe tale da indurre in errore il consumatore quanto alla vera identità del prodotto.”

Il termine “mozzarella” non è legato esclusivamente ad un singolo territorio, è privo di tutela e può oggi essere utilizzato liberamente anche per indicare formaggi freschi ovunque prodotti con latte vaccino e numerose sentenze di Cassazione ne consentono l’ uso a chiunque; inoltre  l’allora ministro delle Politiche Agricole, il salernitano Michele Pinto (PPI), tracciò la storia terminologica dei prodotti caseari realizzati con latte di bufala o con latte vaccino e,  rispondendo ad una interrogazione parlamentare nell’ottobre 1998, ricordò il Decreto del Presidente della Repubblica del 1979 che volle proteggere il prodotto ottenuto con solo latte di bufala rispetto al prodotto ottenuto con latte vaccino.

Se leggiamo bene i commi 3 e 4 dell’ art. 6 sopra riportato e proviamo a interpretarli,  tutto e il contrario di tutto  è possibile: la dizione “mozzarella di Gioia del Colle” non induce erroneamente il consumatore a pensare che il prodotto sia originario di un altro territorio in quanto la “mozzarella di bufala Campana” reca l’esatta menzione della regione né  induce in errore il consumatore quanto alla vera identità del prodotto perché specifica inequivocabilmente  “mozzarella di bufala”; non solo, ma non vi è alcuna violazione in quanto   nella pratica sussiste una differenziazione sufficiente tra le condizioni d’impiego e di presentazione locali e tradizionali del nome omonimo registrato successivamente e quelle del nome già iscritto nel registro, tenuto conto della necessità di assicurare un trattamento equitativo ai produttori interessati”… Se all’inflazione delle normative aggiungiamo il pessimo linguaggio politichese[9] con cui artatamente sono scritte (per essere interpretate alla bisogna) ecco gli  abracadabra, le piroette linguistiche, i dicono, i disdicono, i maldicono e i contraddicono. Ed ecco perché perderemo la guerra.


[1] La citazione viene solitamente ed erroneamente attribuita ad Andreotti, ma appartiene a Papa Pio XI, che la espresse nella forma: «A pensar male del prossimo si fa peccato ma si indovina». Lo stesso Andreotti, nel suo libro “Il potere logora...”, riferisce di averla ascoltata dal Vicario di Roma, cardinal Marchetti Selvaggiani, nel 1939, durante gli studi di Giurisprudenza all’Università Lateranense.

[2] “La Puglia scippa la mozzarella alla Campania”, pag. 13

[3] Prodotta con solo latte vaccino

[4] https://www.politicheagricole.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/6910

[5] http://www.gazzettaufficiale.it/eli/gu/2017/08/28/200/sg/pdf

[6] Storicamente (dai tempi del Ministro Zaglia che con un colpo di mano fece passare la “mozzarella STG” e commissariò il consorzio tutela mozzarella bufala campana per aprire il ricco mercato al Nord ) disinteressato alla tutela dei prodotti del Mezzogiorno; basti pensare, solo per fare un breve esempio,  all’ esclusione degli oli DOP del Mezzogiorno dalle trattative con il Canada e la Cina: ci  sono solo  quattro oli DOP e sono tutti veneti.

[7]Ahi serva Italia, di dolore ostello,/nave sanza nocchiere in gran tempesta,/

non donna di provincie, ma bordello!” Inferno VI, 76-78

[8] Regolamento (UE) n. 1151/2012 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 21 novembre sui regimi dei prodotti di qualità dei prodotti agricoli e alimentari

[9] Linguaggio politico infarcito di tecnicismi, giri di parole, formulazioni ambigue e reticenti, espedienti retorici, che lo rendono poco comprensibile. Da http://dizionari.repubblica.it/Italiano/P/politichese.php




Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

css.php