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Impianti d’oro per l’artrosi

di Dario Ferrari


L’ormai consolidata pratica clinica, nonché i numerosi studi che ne attestano la valenza scientifica, dimostrano l’efficacia dell’agopuntura nel trattamento dell’artrosi. Sull’utilizzo degli stessi “agopunti” si basa l’applicazione degli impianti d’oro, i quali oltre all’azione analgesica possono portare a decalcificazione di neodeposizioni ossee artrosiche, radiologicamente evidente dopo sei-dodici mesi dall’impianto. La tecnica degli impianti d’oro fu messa a punto da Grady Young, negli anni 70 e perfezionata da Terry Durkes, veterinari statunitensi. Inizialmente Terry e Durkes utilizzarono nell’artrosi da displasia dell’anca solo 2 agopunti, in seguito scoprirono che cani giovani necessitavano di più granuli rispetto a cani anziani, così iniziarono ad utilizzare i 3 agopunti più comunemente adoperati attualmente nella displasia dell’anca. Ad oggi gli impianti d’oro vengono utilizzati come trattamento elettivo per displasia dell’anca, osteocondrite e osteocondrosi dissecante del gomito, spondilosi della colonna, syndrome di Wobler, artrosi del ginocchio.

Gli impianti d’oro sono una forma di agopuntura permanente, promuovendo uno stimolo prolungato negli agopunti. A tal fine l’oro è stato scelto per gli impianti grazie alla sua biocompatibilità, ma c’è di più: in prossimità della capsula articolare, infatti, regolarizza il ph riducendo ulteriormente o eliminando il dolore. Nelle affezioni artosiche infatti l’eccesso di cariche negative crea un’acidosi localizzata, che contribuisce al mantenimento dei sintomi dell’infiammazione. Il dolore aumenta proporzionalmente all’abbassamento del PH locale, a cui l’organismo riesce limitatamente a far fronte. Di contro dagli impianti vengono liberati ioni oro, probabilmente grazie all’ossidazione causata dai magrofagi sulla superfice dei granuli; in seguito le molecole di oro sono fagocitate dalle cellule prossime all’impianto e conseguentemente si accumulano nei lisosomi di tali cellule (Danscher, 2002; Pereira, 2008). Le cellule in cui maggiormente si riscontra la presenza di oro fagocitato sono macrofagi, mastociti e fibroblasti. Studi dimostrano che gli ioni di oro sono poderosi inibitori di macrofagi e leucociti polimorfonucleati, inibendo così l’infiammazione nelle articolazioni reumatiche.

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L’immagine (da microscopia di tessuto con oro impiantato) mostra un pezzo di oro impiantato nel tessuto (freccia bianca) e cellule con assorbimento di oro (frecce gialle) visto come piccoli grani neri nelle cellule.

Tecnica degli impianti d’oro
Impianti di oro a 24 carati della lunghezza di 2mm circa, vengono collocati intorno all’articolazione, in anestesia generale e in condizioni di asepsi, utilizzando aghi di calibro 14, in punti specifici per la displasia coxofemorale. Un metodo brevettato, “Goldtreat”, utilizza impianti “Berlock”, di forma ovoidale, costituiti da un gomitolo spiraloide di un filo di oro finissimo, ideati sulla scorta di Studi che hanno dimostrato che la quantità di ioni di oro rilasciati da impianti di oro massiccio nei tessuti è tanto maggiore quanto maggiore è la superficie di questi impianti.
Questo lavoro di sviluppo è stato condotto presso l’Università di Aalborg.
I metodi di applicazione possono essere diversi, potendo utilizzare sia dei mandrini metallici da inserire nello stesso ago per spingere l’impianto, sia degli appositi applicatori a siringa, simili nel funzionamento agli applicatori per microchip, in materiale metallico autoclavabile. Ritengo più comodo e preciso l’applicatore metallico, che utilizzo nei miei pazienti.

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Nella displasia dell’anca, ad esempio, tre granuli sono inseriti nei punti VB 29, VB 30, V 54, punti locali utilizzati necessariamente in agopuntura nel trattamento della displasia coxofemorale.

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L’inserzione va fatta dall’esterno verso la capsula articolare, senza penetrarne all’interno.
L’oro può anche essere impiantato in punti distali come F3 (Fegato3), VB34 (Vescica biliare 34), R3 (Rene 3), St 36 (Stomaco 36). Durkes riferisce che quando si ha sanguinamento nel momento dell’inserzione dell’ago, questo va riposizionato, in quanto il sangue dovrebbe fuoriuscire solo ritirando l’ago. Questo sangue che fuoriesce ritirando l’ago, deve essere rosso scuro, dimostrazione di un’area congesta, infiammata; quest’area rappresenta la zona di maggior interesse algico. D’altro canto, se il sangue fuoriesce, ritirando l’ago, di colore rosso vivo, probabilmente la localizzazione è errata.

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Se l’impianto è eseguito correttamente, il dolore dell’animale può scomparire o diminuire sensibilmente in una settimana e le alterazioni radiografiche, da 6 a 12 mesi dall’impianto, possono mutare, mostrando una decalcificazione dell’articolazione patologica

Fattori che influenzano il trattamento
Diversi fattori possono influenzare il risultato del trattamento, come anche lo stesso dolore da artrosi può migliorare, peggiorare o scomparire, almeno per periodi limitati, spontaneamente o per diversi fattori, tra cui manipolazioni e fattori ambientali, ma soprattutto l’età dell’animale, tanto che alcuni studi dimostrano che cani giovani presentano risultati migliori rispetto agli anziani. Durkes ha osservato in un suo studio che cani di età inferiore a 7 anni mostravano miglioramenti nel 99%dei casi, tra 7 e 12 anni nell’80% dei casi, da 12 a 16 anni nel 50% dei casi, migliorando nella mobilità e nel tipo di andatura.

Complicazioni e controindicazioni
In caso di inadeguata asepsi chirurgica ci possono essere infezioni nel punto di iniezione degli impianti; inoltre una collocazione errata dei granuli, dentro la capsula, può provocare aumento della dolorabilità, così come lesioni ai tessuti nervosi possono dare paralisi temporanea o deficit neurologici parziali.
Gli impianti di oro non vanno utilizzati nei pazienti oncologici, perché potrebbero velocizzare l’accrescimento della neoplasia, come anche in corso di osteomielite, dove si potrebbe peggiorare l’infezione e comunque non ottenere risultati

… un caso di trattamento con impianti d’oro per artrosi del ginocchio
Thinke, una meticcia obesa di taglia media di 12 anni, è affetta da artrosi del ginocchio, nonché da artriti da Leishmania al tarso. Visto lo scarso successo dei tradizionali trattamenti farmacologici e la volontà della proprietaria di limitarne gli effetti collaterali, abbiamo deciso di applicare gli impianti d’oro a livello ginocchia. I punti utilizzati sono punti di agopuntura (vedi figura ed rx) insieme a punti fuori meridiano, (trigger e Ashi, di cui accennato sopra). Nei primi 5 giorni post applicazione è stato somministrato un antinfiammatorio. Thinke, come previsto nella maggior parte dei casi, ha mostrato dopo circa due settimane un aumento del grado di attività e una minore dolorabilità sul posteriore, pur con evidenti limiti dovuti al peso e all’artrite da Leishmania; al fine di valutare l’evoluzione di un eventuale rimaneggiamento di proliferazioni artrosiche, è programmato un rx a 6 mesi dal trattamento. Trascendendo le esperienze personali, che devo riferire ampiamente soddisfacenti nei soggetti finora trattati, diverse ricerche hanno validato l’utilizzo della tecnica degli impianti d’oro nell’artrosi, soprattutto dell’anca; ovviamente la variabilità dei risultati è dovuta oltre che alle peculiarità oggettive del trattamento stesso, alla elevata dipendenza dall’operatore, per cui è necessario un adeguato training prima di cimentarsi con questa terapia.

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