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Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Antonio Montinaro, Rocco Di Cillo e Vito Schifani: Sempre più Vivi in noi

uomini-soli-giovanni-falcone-L-V-zG0nOre 16:50. Un jet Falcon dei servizi segreti, il 23 maggio decolla da Ciampino con a bordo il giudice e la moglie Francesca Morvillo. Tempo di volo: 53 minuti. Destinazione: Palermo, aeroporto di Punta Raisi. Alle 17:45 l’aereo atterra nella pista. Ad attendere il magistrato e la moglie ci sono tre Fiat Croma blindate, sei agenti di polizia e l’autista Giuseppe Costanza.
Le auto corazzate pesano oltre 2000 chili l’una, parcheggiate e allineate a mo’ di protezione verso la scaletta del jet. Ma pronte ad avere una via di fuga, in caso di pericolo.

Antonio Montinaro, 30 anni, è guardingo come sempre. Impugna la pistola 7,65 sotto il giubbotto antiproiettile e si dirige verso l’aereo. È il caposcorta. Ha lavorato tanti anni nella Omicidi della Squadra Mobile di Palermo. Sa che questi sono gli istanti più delicati. Per avere più visuale senza zone d’ombra, fissa un punto, così ha tutto sotto controllo. Francesca e Giovanni scendono dalla scaletta in fretta. Montinaro è concentratissimo. Anche gli agenti hanno l’adrenalina a duemila. Attimi concitati. Ultimi passi del magistrato verso l’auto e tutto fila liscio. Non c’è alcun problema.
Falcone, dopo aver salutato tutti i suoi uomini, con un cenno di mano, dice all’autista di voler guidare. Giuseppe Costanza gli passa le chiavi. Era una consuetudine che Falcone, quando tornava da Roma, insieme alla moglie, volesse guidare lui. Il magistrato prende posto nella Croma bianca, targata Roma 0E4837. Francesca si siede accanto a lui. Costanza, invece nel sedile posteriore. Il corteo parte. In testa alla scorta, c’è la Croma marrone con alla guida Vito Schifani, 27enne siciliano. Accanto e dietro i pugliesi Antonio Montinaro e Rocco Di Cillo entrambi della stessa età, 30 anni. La terza auto, di colore turchese, alla coda, con tre agenti di scorta: Angelo Corbo, 27 anni, Paolo Capuzzo e Gaspare Cervello tutti e due 31enni.   A organizzare e pianificare i movimenti della scorta sul territorio palermitano è Arnaldo La Barbera, dirigente della Mobile del capoluogo siciliano, dopo il fallito attentato all’Addaura, del giugno del 1989. Sono le 17:50 e il corteo di blindate entra nello svincolo dell’autostrada A29 Palermo-Punta Raisi, che da Trapani va a Palermo. La campagna siciliana sfila ai lati con i suoi colori di maggio. Il sole taglia di traverso i finestrini. Alle 17:53 il corteo di blindati si  avvicina a Capaci. Viaggiano a 130, 140, 150 chilometri orari. La Croma bianca, per un nanosecondo diminuisce la velocità. È l’autovettura che guida Falcone. Il giudice si era distratto un attimo, parlando con Francesca. Questo provoca il ritardo di una manciata di secondi. Sono le 17:56 e 48 secondi, A29 direzione Palermo chilometro 5,6.

auto-falconeGiovanni Brusca, il carnefice, il macellaio di San Giuseppe Jato, Palermo, braccio destro di Riina, aziona il telecomando e 500 chili di tritolo scoppiano al passaggio delle auto.

L’Apocalisse. L’inferno. Il boato è enorme… tremila metri quadrati di terra divelta. Amputate vite e sogni.

25 anni fa. Il 23 maggio 1992 il giudice, la moglie Francesca Morvillo e tre agenti della scorta morirono sull’autostrada A29 in un attentato mafioso voluto da Cosa Nostra.




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