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…Eppur si move!

di Enrico Fariello


“Spengono le luci, tacciono le voci…” cantava Adriano Celentano in una sua simpaticissima canzone (Grazie, prego, scusi – 1963); solo che lì, nella canzone, “nel buio senti sussurrar…” ma qui non senti nulla, neanche quel “grazie, prego, scusi tornerò!”.
Io, invece, voglio tornarci: voglio tornare su quei lunghissimi sei mesi che hanno accompagnato il focolaio di epatite virale umana con il rinvenimento del virus nei molluschi bivalvi in Campania nel lungo tratto di costa, da Napoli a Giugliano. Il collega ed amico Maurizio Della Rotonda ne ha tracciato una precisa, dettagliata e tecnicamente ineccepibile cronistoria già pubblicata a giugno sulle pagine di questo giornale; perfetti i passaggi tecnici, scientifici (grazie anche al contributo dell’ Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno e dell’ Istituto Superiore di Sanità) e, perché no, politico-burocratici. La sinergia tra i Servizi Veterinari delle due AA.SS.LL. territorialmente interessate, la Regione ed i citati Istituti ha portato ad una coerente interpretazione delle Linee Guida regionali in materia e ad un lungimirante coinvolgimento dei Comuni e dell’ARPAC per indagini sulle fonti di contaminazione ambientale con accurati accertamenti sia sugli scarichi censiti e monitorati sia sull’ individuazione di quelli abusivi: dato scientificamente per certo che Francesco Redi e Lazzaro Spallanzani già nel XVII secolo avevano confutato la teoria della generazione spontanea e dato scientificamente per certo altresì che l’ HAV è a trasmissione oro-fecale, da dove arrivano ‘sti virus? E i Comuni e l’ARPA (e non mi pare che sia la prima volta che li si è coinvolti negli ultimi venti anni)? “…tacciono le voci”. Si abbia finalmente il coraggio di non continuare più a distrarre l’attenzione con gli scarichi abusivi: certo, hanno la loro rilevanza ma non l’esclusività e con un po’ di impegno degli organi a ciò deputati (e non sono pochi, ma certamente non veterinari!) a quest’ ora dovrebbero essere tutti svelati. E’ la gestione ordinaria (gestione che continua ad essere scandalosamente trascurata, “arrepecchiata” e grigiamente occultata) dei depuratori e, soprattutto, dei reflui ed anche delle acque bianche la prima causa di inquinamento, anche virale. L’11 agosto scorso un fortissimo temporale (uno dei tanti con i quali dobbiamo cominciare a fare i conti, stante il progressivo mutamento atmosferico tropicale a cui stiamo andando incontro) ha investito la costa delle Sirene: risultato? Immensi rigurgiti di liquami leciti ed illeciti si sono riversati in mare con un tale inquinamento fecale da costringere i sindaci a vietare la balneazione (se avessero ricercato l’HAV, secondo voi, l’avrebbero trovato?). Il mare – quel mare che incanta il mondo! – di Meta, di Sant’Agnello e di Sorrento fino a Marina di Puolo (già Bandiera Blu!) ridotto ad una cloaca a cielo aperto. E a ben guardare anche nel golfo di Napoli e di Pozzuoli erano scoppiati temporali violentissimi prima della “scoperta” dell’epatite virale…
“Scienza snobbata dai politici, natura nel Golfo già stravolta” titolava “IL MATTINO” del 21 agosto scorso, riportando un durissimo “j’accuse” del Direttore Generale della prestigiosa Stazione Zoologica “Anton Dohrn”, di quindici anni di denunzie inascoltate, di allarmi indirizzati – invano – a politici, autorità sanitarie, amministratori, ecc. ecc., sul disastroso stato degli scarichi a mare.
E quando succedono i guai, ma solo dopo che son successi, ecco la voce politica: “Legge speciale per le coste, non c’è più tempo da perdere” assicura il vice presidente della Regione Campania che, nello scoprire l’acqua calda, afferma – udite! udite! – che “l’inquinamento non è colpa del destino ma degli uomini” (“IL MATTINO” del 20 agosto scorso). Storie e promesse – ahimè – già sentite tante, tante, tante volte nella mia lunga carriera. Ma tornando alla nostra epatite virale casalinga, la sinergia tra i Servizi Veterinari delle due AA.SS.LL. territorialmente interessate, la Regione ed i già citati Istituti hanno portato ad una coerente interpretazione delle Linee Guida Regionali in materia, interpretazione che è stata doverosamente sottoposta al vaglio del Ministero della Salute. A tal proposito, ci informa il collega ed amico Della Rotonda nel suo articolo, il superiore Dicastero, prendendo atto dell’assenza di espliciti riferimenti normativi, sentito l’Istituto Superiore di Sanità, ha ritenuto opportuno sottoporre la questione al Consiglio Superiore di Sanità. E già, in assenza di espliciti riferimenti normativi in materia sanitaria la conoscenza scientifica non conta nulla, non può supplire ad una carenza legislativa…se non lo dice “la legge” nessuno sa cosa fare…( o se lo sa non ha il coraggio di farlo, mi dice una vocina cattiva) ed ecco che la scienza, quella scienza meravigliosa dell’ ispezione degli alimenti non sa cosa fare senza sfogliare il manuale delle giovani marmotte…E mi vengono in mente, di getto, le parole scritte da Matilde Serao (nella prima pagina de “il Ventre di Napoli”) all’ onorevole Ministro degli Interni De Pretis (a quel tempo la sanità e la salute dipendevano dal Ministero degli Interni) nell’ estate del 1884 per una violentissima epidemia di colera a Napoli: “…Voi siete il governo e il governo deve sapere tutto. Il governo che sa tutto: quanta carne si consuma in un giorno e quanto vino si beve in un anno, in un paese…E se non servono a dirvi tutto, a che sono buoni tutti questi impiegati alti e bassi, a che questo immenso ingranaggio burocratico che ci costa tanto? E se Voi non siete l’intelligenza suprema del Paese che tutto conosce e a tutto provvede, perché siete ministro?”
E finalmente arriva il tanto atteso parere del Consiglio Superiore di Sanità (l’Olimpo della sanità articolato in 5 sezioni e composto da 30 membri esperti nei vari settori della medicina e chirurgia e della sanità pubblica, nominati dal Ministro, più 26 componenti di diritto): la revoca delle misure restrittive potrà essere attuata dopo che il numero dei campionamenti dei molluschi bivalvi, “così come previsto dalla relazione della Regione Campania pur mantenendo la stessa frequenza, sia portato ad almeno un numero di 5”. Perché proprio 5 e non 4 o 6? Se è vero, com’è vero, che l’HAV persiste nei molluschi fino a tre mesi (=90 giorni), 5 campioni con frequenza quindicinale coprono 75 giorni…
Infine, l’Olimpo della Sanità “ravvisa la necessità che la Regione Campania attui idonee ed adeguate campagne di informazione rivolte ai consumatori e agli operatori del settore alimentare dedicate alle modalità di mitigazione del rischio dovuto alla eventuale o potenziale presenza del virus dell’epatite A nei molluschi bivalvi coltivati nelle sue acque”. Mah, a me sembra un tipico lessico burocratese pittorescamente inadeguato. La solita litania: consumate i frutti di mare solo cotti (anche se la normale cottura non disattiva il virus), acquistateli solo di sicura provenienza (e questi provenivano da un impianto legalmente riconosciuto), non rinfrescateli con acqua di mare, ecc., e tutto questo per “mitigare” ovvero “diminuire” il rischio di contrarre l’epatite perché, comunque, ce la si può beccare lo stesso; sì ma ce la si becca senza “carenze legislative”, con la benedizione della madre superiora. Un po’ come le sigarette che lo Stato ti vende avvertendoti però, “per legge”, che ti fanno venire come minimo il cancro.
Forse sull’ etichetta dei molluschi bivalvi, accanto alla scritta “da non consumare crudi” bisognerebbe aggiungere “da non consumare per almeno 30 giorni dopo un forte temporale stante la minimale garanzia che il sistema di smaltimento delle acque e dei reflui funzioni adeguatamente”…
Stavolta però ho esagerato, ho esternato ignoranti pensieri “eretici” da vecchio e sclerato pensionato incontinente (mentalmente!), ma niente paura: se il tribunale dei Dotti e dei Sapienti vorrà per questo processarmi, ritratterò! Se già Galileo Galilei, al cui cospetto io sono piccolo piccolo, in quel lontano 22 giugno 1633 (era papa Urbano VIII), di fronte al cardinale Roberto Bellarmino che condusse il processo nel Tribunale del Sant’ Uffizio, dovette pronunciare e firmare l’abiura, lo farò anch’io e lo farò senza vergogna ed esitazione alcuna e senza neanche trovare il coraggio, che invece Lui trovò, di sussurrare “eppur si move”.




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