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El Deguello

di Enrico Fariello


Era l’ alba del 6 marzo 1836 quando, dopo 13 giorni di assedio, il generale messicano Antonio Lopez de Santa Anna ordinò l’assalto finale a Fort Alamo, in Texas. Ordinò anche che per tutta la durata della battaglia i trombettieri suonassero “el deguello”; il verbo spagnolo “degollar” può essere tradotto con decapitare, ma sgozzare rende meglio l’ idea. A nulla valse la tanto strenua ed eroica, quanto breve, resistenza dei 189 difensori del Forte tra i quali Jim Bovie, capo dei volontari, William Barret Travis, comandante delle truppe regolari e di Davy Crocket con i suoi Tennesee Mounted Volunteers: caddero tutti aspettando i rinforzi che non arrivarono, i messicani non fecero prigionieri.
Sono 13 giorni che circolano su stampa, tv e web notizie sulla rivolta dei vongolari dell’ Adriatico che “per un millimetro” non possono più pescare. Il Regolamento (CE) n. 1967 del Consiglio del 21 dicembre 2006, all’allegato III, vieta la pesca di Venus ssp di dimensioni inferiori a 2,5 cm (dimensione misurata al diametro maggiore della conchiglia): attualmente le vongole dell’Adriatico, da Chioggia a Brindisi, arrivano ad un diametro di 22 – 23 millimetri e poi arrestano lo sviluppo e/o muoiono. Inoltre il citato Regolamento 1967/2006 ne vieta la pesca entro le 0,3 miglia dalla costa, quando la fascia compresa tra le profondità 3 e 5 metri è storicamente la più produttiva. Ma più “produttiva” non è sinonimo di “responsabile”.
E tutti a protestare con l’ Europa (che addirittura ci viene ad imporre i millimetri delle nostre vongole!) e ad invocare una rapida revisione, al ribasso, delle dimensioni minime oggi previste. Eppure fu proprio l’ Italia ad introdurre nel 1968 (D.P.R. 2 ottobre 1968, n. 1639 – Regolamento di esecuzione della legge 14 luglio 1965, n. 963 “DISCIPLINA DELLA PESCA MARITTIMA” – art. 89 -) questa taglia minima; e perché proprio questa? Perché, dissero i biologi ed i ricercatori (i soloni, insomma), è una misura che garantisce ampiamente che gli esemplari pescati si sono sicuramente riprodotti. Ma le vongole non raggiungono la maturità sessuale a circa un anno di età (con dimensioni medie di 12 – 13 millimetri)? In Turchia, per fare un solo esempio, la taglia minima è fissata in 1,7 cm….
E tutti, ancora, a protestare con l’ Europa per le sanzioni penali severissime a carico di chi pesca anche una sola vongola sotto misura. Eppure è stata proprio l’ Italia e non l’ Europa (che non lo ha chiesto né lo ha imposto!) a fissarle con il D.L.vo 9 gennaio 2012, n. 4 con il quale ha provveduto “al riordino, al coordinamento ed all’ integrazione della normativa nazionale in materia di pesca ed acquacoltura… al fine di dare corretta attuazione ai criteri ed agli obiettivi previsti dal regolamento CE n. 1198/2006 del 27 luglio 2006, nonché dal regolamento CE n. 1005/2008 del 29 settembre 2008” (art. 1).  Del Regolamento CE 1967/2006 neanche un cenno.
E intanto sono fermi i turbo soffianti dell’ Adriatico; si lavora dalle Marche in giù ma soltanto un terzo delle circa 700 vongolare autorizzate prende il mare ed è fortunato se porta a casa 30- 35 Kg di vongole al giorno (negli anni 80 erano 350-400 Kg). Una tragedia, insomma: nell’ Adriatico nel 1982 se ne raccoglievano 120.000 t, l’anno scorso appena 20.000 t e quest’ anno praticamente zero.
Cosa sta succedendo? Perché le vongole non crescono più come prima o muoiono prematuramente? E qui due considerazioni: la prima è che forse, a fronte di una pesca intensiva e sconsiderata anche sotto costa, i controlli sono diventati più severi, più metodici , insomma si stanno facendo (a pensar male non è peccato!), la seconda (e questa è seria) è che è “ormai accertato – scrive su La Repubblica del 16 luglio scorso Attilio Rinaldi, biologo e presidente del centro ricerche marine della Regione Emilia Romagna – che la causa scatenante sia l’ anomalia generata dallo straordinario apporto di acque fluviali dalla primavera del 2013 a oggi” (da notare per favore, quel “sia”; non è scritto “la causa scatenante “è”, ma “sia”: in italiano, fino a prova contraria, il congiuntivo esprime opinione e considerazione personale, desiderio, speranza, dubbio, incertezza e persino irrealtà o finzione…). Il Po ha dunque sversato troppa acqua dolce riducendo la salinità del mare a valori tali da influire tragicamente sulla fisiologia delle vongole e forse anche l’erosione dei banchi naturali di sabbia ha la sua parte di responsabilità.
Corrono voci che siano in corso studi scientifici per ben comprendere le cause di questo evento e poter quindi – eventualmente – proporre modifiche all’ allegato III del Regolamento 1967/2006.
Le stesse voci dicono che a settembre prossimo i risultati degli studi saranno pronti: c’è da crederci? Il problema non è di oggi ma, ben noto da almeno cinque anni, è esploso “solo” nel 2013 riducendo oggi in ginocchio un intero comparto produttivo e rigettandone le colpe (della serie non farti domande, se c’è una protesta, cavalcala) sull’ Europa, su quell’ Europa dei burocrati che vorrebbero che rinunciassimo al nostro carattere mediterraneo e diventassimo veri europei, nutriti a crauti e aringhe affumicate.
Chi doveva sapere sapeva facendo finta di non sapere e chi doveva studiare sta ancora studiando (come diceva ‘onna Nanninella? “…pe’ tramente cca ‘o miedeco sturèa ‘o malato se ne more”); vero è che nel 2014, a tragedia ormai avanzata, è stata persino presentata una interrogazione parlamentare alla Commissione Europea.
E mentre aspettiamo da anni che arrivino “i rinforzi” dai centri di referenze nazionali, dai centri e dagli istituti centrali e periferici di ricerche marine, dalle task force appositamente (e italianamente) all’ uopo insediate, dalle direzioni generali, asserragliati ormai in pochi nel Fort Adriatico, continuiamo a resistere sperando di non dover mai sentire le note di quelle trombe…




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