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…E la luce fu!

di Enrico Fariello


Fariello 1Il colore, è noto, è una percezione che determina una sensazione. Lo avevano intuito già i greci (es. Platone, nel Timeo) ed i romani (es. Lucrezio, in De Rerum Natura) ma nei secoli successivi questa certezza andò affievolendosi e solo nel Seicento Isaac Newton sistemò definitivamente la questione: il colore è una percezione soggettiva provocata da uno stimolo oggettivo, la luce, che, direttamente o indirettamente, colpisce il nostro occhio, in particolare la retina, e attraverso il nervo ottico arriva al cervello dove si crea la sensazione di colore ed è in grado anche di generare emozioni. La sensazione è l’informazione di base così come si presenta ai nostri sensi, mentre la percezione è il processo successivo che implica l’interpretazione e l’attribuzione di senso alle sensazioni. Quindi il colore si trasforma in sensazione, che può influenzare con forza le scelte di una persona. La sensazione, dunque, è un cambiamento a livello dell’attività neuronale che deriva dall’interazione diretta dei nostri organi sensoriali con l’ambiente esterno, mentre la percezione è l’organizzazione di tali dati sensoriali in un’esperienza complessa a livello cognitivo.
Il colore di un alimento è il primo fattore di attrazione o repulsione. Funziona sia come segnale dello stato fisico dell’alimento (indicando se è maturo, acerbo, ben conservato, deperito, dolce, aspro, eccetera), sia come simbolo di emozioni correlate a caratteristiche fisiche: può suscitare paura se ricorda caratteristiche negative, gioia se rimanda a caratteristiche positive, secondo appunto le aspettative personali e socioculturali del soggetto.
Quando scegliamo un alimento sugli scaffali dei negozi e dei supermercati, spaghetti e pennette devono essere gialli “al punto giusto”, il rosso della carne la rende più o meno appetibile, la frutta deve sembrare matura, i dolci fragranti e gustosi, i pesci vividi, brillanti, argentei, dal vino rosso ci aspettiamo un color rubino intenso. Molte ricerche nel campo della Scienza dell’Alimentazione avevano già evidenziato che la scelta e l’acquisto degli alimenti sono determinati non solo dalle qualità intrinseche dei cibi, ma anche da diversi altri fattori individuali e collettivi, di tipo psicologico e sociale; in particolare, il colore, perché funziona da anticipatore del “gusto”. Nacque così il Visual Content Marketing che, tra scienza e psicologia ha studiato – e studia – quanto il colore influisce sulla scelta del cliente, influenzandone non solo le preferenze ma addirittura l’appetito. I fratelli R. e C. Fehrman, per fare un solo esempio, sono due scienziati che hanno teorizzato, nel loro libro “Color: The Secret Influence”, l’influenza del colore nel marketing e nella vendita di prodotti e servizi. Ispirandosi al concetto di Weasel Words, ovvero le parole utilizzate nel marketing per lasciare intendere i vantaggi di un prodotto, anche se non realmente provato, hanno coniato il termine Weasel Colors, per indicare quei colori che in maniera subliminale riescono a influenzare le nostre scelte.
Fariello 3E’ dunque un caso che nei centri commerciali e nei supermercati le carni siano sempre di un bel rosso ammaliante, i pesci siano sempre lucidi e splendenti e le verdure esplodano nei loro colori e quando li porti a casa sembrano aver perduto quelle caratteristiche? No, non è affatto un caso. E’ la luce. I supermercati fanno ricorso a lampade appositamente prodotte; per le carni, per parlare solo di queste, sono lampade dotate di particolari filtri che esaltano la colorazione rossa. Lampade ampiamente prodotte, commercializzate e reclamizzate anche sul web.
Per fare solo alcuni esempi, sul sito Philips (1) , alla voce carne si legge:
“La freschezza della carne può essere ulteriormente accentuata con l’utilizzo di filtri speciali. Philips offre un filtro di conversione per la carne che utilizzato in combinazione con le lampade MASTERColour SDW consente di variare il modo in cui il colore rosso viene percepito. Il filtro dicroico sopprime una parte di luce nello spettro della lampada MASTER SDW e, di conseguenza, fa risaltare e intensifica le componenti rosse del colore del prodotto. Anche la lampada TL-D fluorescente pur non avendo una colorazione rossa esalta le tonalità rosso scuro della carne” e nella brochure del GRUPPO DISANO ILLUMINAZIONE sul sito (2) è chiaramente scritto, alla pag.3 che “L’illuminazione influisce in maniera determinante sui colori dei prodotti freschi in esposizione. L’illuminazione brillante degli espositori per prodotti freschi può attrarre gli acquirenti. L’impiego di filtri è una delle soluzioni per valorizzare il prodotto. I filtri, a seconda del prodotto da illuminare, sopprimono una parte di luce nello spettro della lampada, variando il modo in cui i colori vengono quindi percepiti. Esistono differenti tipologie di filtri, adatti a differenti prodotti.”

Sono particolarmente significativi i passaggi nei quali si afferma che un “filtro di conversione per la carne che utilizzato in combinazione con le lampade MASTERColour SDW consente di variare il modo in cui il colore rosso viene percepito”, che una lampada “fa risaltare ed intensifica parte dello spettro e che quindi varia il modo in cui i colori vengono percepiti”, e che “i filtri, a seconda del prodotto da illuminare, sopprimono una parte di luce nello spettro della lampada, variando il modo in cui i colori vengono quindi percepiti. Esistono differenti tipologie di filtri, adatti a differenti prodotti.”
Sempre a titolo esplicativo, sul sito della Nuova Seminara (3) alla voce CARNI – SALUMI – GASTRONOMIA si pubblicizza “un filtro che esalta ancor di più i prodotti di tonalità rossa…”
Fariello 2Ecco perché quando le carni (come gli altri alimenti), così bellamente rosse al momento dell’acquisto, perdono questa caratteristica in condizioni di illuminazione normale, naturale e/o domestica. Il colore che, abbiamo detto all’inizio è una percezione, viene falsato e viene quindi falsata anche la sensazione che ne deriva. Il consumatore medio, insomma, è spinto all’ acquisto di carni nel supermercato perché “appaiono” di un colore rosso falsamente più brillante ed omogeneo che nella realtà.
Può tale pratica commerciale rientrare nelle informazioni per il consumatore ex art. 2, p. 2, lett. a) del Regolamento (UE) n. 1169/2011 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 25 ottobre 2011? In alcuni considerata del citato Regolamento (3. Assicurare il diritto di informazione al consumatore, 14. Un’ampia definizione delle informazioni sugli alimenti che comprenda le informazioni fornite utilizzando anche mezzi diversi dall’etichetta, 17. Uno degli obiettivi del presente regolamento è di fornire al consumatore finale le basi per effettuare scelte consapevoli….) si fa espresso riferimento al diritto di informazione del consumatore per scelte consapevoli ma, obiettivamente, appare arduo inserire una modificazione fisica della luce nell’ ambito di applicazione del prefato Regolamento.
Forse potrebbero venire in aiuto la Direttiva 2005/29/CE dell’ 11 maggio 2005, relativa alle pratiche commerciali sleali, e la Direttiva 2006/114 CE del 12.12.2006, concernente la pubblicità ingannevole, che contemplano “qualsiasi azione … posta in essere da un professionista direttamente connessa alla promozione, vendita o fornitura di un prodotto ai consumatori” , “qualsiasi azione, compresa la presentazione, che induca in errore o possa indurre in errore persone alle quali è rivolta e che essa raggiunge …”
La questione, già da tempo, è stata sottoposta alla Camera di Commercio e al Garante della concorrenza e del mercato ed attendiamo, con fede, che “sia fatta luce”.

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(1) http://www.voltimum.it/articolo/news-costruttori/vademecum-dellilluminazione-dei-prodotti-freschi

(2)https://www.google.it/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=web&cd=2&ved=0CCgQFjAB&url=http%3A%2 %2Fwww.disano.it%2FDownloadPubFile.pub_do%3Fforce%3Dtrue%26id%3D8a8a8ac13249b77301326c4950e602e5&ei=vRCgU5j6O4XW0QWy5IDYCA&usg=AFQjCNEXnHm2RsP4pkM9NhvT2Y42ngTZTQ

(3) http://www.nuovaseminara.com/food-light-illuminazione-lampade-gdo-supermercato

 

 

 




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