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Anna

Questo nuovo romanzo di Niccolò Ammaniti è un racconto crudele e distopico, di una potenza inaudita. I protagonisti sono i bambini. Il capitolo più intenso e immaginifico della sua produzione, visto che si porta dietro un mare di suggestioni. I protagonisti di tutte queste storie sono bambini che sopravvivono, in qualche modo, a volte lottando in maniera selvaggia. E forse è proprio questa l’unica storia che, oggi, valga davvero la pena di raccontare.
Siamo nella Sicilia del 2020 e il mondo è stato devastato da un virus letale, “la Rossa”, che dal Belgio si è propagato in tutta Europa uccidendo in breve tempo tutti gli adulti. Gli unici immuni alla malattia sono i bambini, almeno fino alla pubertà, dopo di che sono destinati a perire anche loro, ridotti a scheletri, afflitti da pustole e scossi da una tosse malsana. A quattro anni dalla scomparsa degli adulti, che ne è del mondo? Anna ha 13 o 14 anni e ricorda il mondo com’era prima: un posto tranquillo in cui si poteva guardare la tv e uscire a comprare una pizza. Oggi invece è semi desertico. Pochi mesi dopo la comparsa del Virus, la Sicilia nord occidentale è stata devastata da incendi ed esplosioni, restituendo agli orfani supermercati sventrati in cui cercare della merce scaduta, tappeti di autostrade malferme percorse per centinaia di chilometri da altri bambini semi nudi e affamati, case abitate da scheletri mummificati di uomini e animali rapaci che si cibano dei resti. I “bambini di Ammaniti” non hanno tempo per le lacrime, hanno forte dentro di loro il ricordo del genitore ma una spinta innata li costringe a combattere per guardare al futuro, perché la tensione per la vita è nettamente più potente di quella della disperazione; sono esseri decisi a vincere la battaglia contro il destino.
Nella lotta all’ultimo sangue tra Anna e un grosso cane maremmano inferocito, addestrato per uccidere, vince Anna. Lui, il cane, ha passato la sua vita legato a una catena vessato da un padrone che voleva farlo diventare sanguinario; lei, Anna, ha visto morire suo padre e sua madre, ha visto andare tutto in rovina e sta cercando con tutte le sue forze di sopravvivere per non lasciare da solo Astor, suo fratello di quattro anni. Anna è libera, coraggiosa, sopporta sulle sue spalle tutti i dolori del mondo. Ma la vita è più forte di lei. Non le appartiene, la attraversa da parte a parte trascinandola avanti. Quando Astor viene rapito dai bambini blu, un gruppo di disperati che sperano di salvarsi adorando un feticcio, Anna diventa improvvisamente grande.
Niccolò Ammaniti scrive con intensità un romanzo distopico di formazione che mortifica le nostre utopie e ci sbatte in faccia tutti i paradossi del progresso. Era proprio necessario? Sì, poiché la storia di Anna è forse il “Non ora e non qui” che stavamo cercando nella letteratura. Ma è anche una lettura che alimenta incubi piuttosto che sogni, un’evasione che rovesciando ed estremizzando le nostre paure le dissolve in una nube sulfurea, strizzandoci il cuore.
Il messaggio dell’autore appare in tutta chiarezza, appare come un’ancora di salvezza dopo una ridda di immagini dolorose e macabre; il focus è sulla speranza e non sulla sconfitta, questo lo si percepisce a chiare lettere. In conclusione è un testo che non lascia indifferenti, che colpisce per le immagini e per le ipotesi che inevitabilmente spinge a formulare.




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