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Agopuntura: una storia “alternativa”

di Dario Ferrari


dog-undergoes-acunpunctureLa routine del nostro lavoro viene talvolta interrotta da storie cliniche e umane che non solo ci trasmettono una grande soddisfazione, ma a volte ci commuovono o addirittura ci sorprendono. Mi è accaduto, a volte, trattando con l’agopuntura animali affetti da patologie invalidanti. E’ il caso ad esempio di un bracco femmina: Sila, così chiamata perché trovata sugli omonimi monti calabresi. Questa cagna adulta, non vecchia, aveva forti dolori cervicali ed era ormai immobile in decubito laterale quando fu portata a visita neurologica e sottoposta a RM. L’esito dell’esame era una doppia ernia cervicale più Wobbler; lo stesso neurologo specialista sconsigliò la chirurgia non ritenendola risolutiva, per cui i proprietari decisero di provare una strada alternativa, visto anche lo scarso sollievo apportato dalla terapia farmacologica. Tra la sofferenza data dal dolore e l’impossibilità a deambulare ed effettuare normalmente le proprie funzioni, la vita di Sila non poteva più essere ritenuta dignitosa. E’ stato meraviglioso, invece, vedere i suoi miglioramenti man mano che si succedevano le sedute di agopuntura: dopo la prima seduta manifestava meno dolore, ancor meno dopo la seconda; dopo la terza seduta Sila iniziava a porsi in posizione sternale e il respiro, prima discordante sia per il dolore che per la compromissione neurologica, appariva finalmente normale. Dopo molte sedute di agopuntura, quando ormai ero parzialmente soddisfatto di aver dato sollievo al cane, ma disperavo di vederla in piedi ed indipendente nei movimenti, mi arrivò un messaggio sul cellulare che fu come un raggio di sole: Sila sta andando a caccia di lucertole nel giardino…era tornata una cagnetta normale, ancora più felice di esser tornata a condividere le gioie di ogni giorno con i suoi amorevoli compagni umani. A volte l’agopuntura è talmente potente da sorprendere anche chi la pratica e in alcuni casi da mettere a tacere qualsiasi scetticismo.
Quando si parla di medicine alternative la prima obiezione mossa dagli oppositori è l’effetto placebo, l’apparente miglioramento che origina dalla consapevolezza del malato di essere sottoposto a una terapia, indipendentemente dal suo reale effetto; ebbene questa considerazione diviene un boomerang quando ci riferiamo agli animali, inconsapevoli del trattamento, della cui reale efficacia divengono quindi inappellabili testimoni.
Così accade con l’agopuntura, la quale a volte si dimostra non solo una medicina alternativa per i nostri pazienti, ma addirittura a volte una terapia insostituibile; accade poi spesso di notare che il cane sottoposto al trattamento con aghi, dopo una prima esperienza, si dimostri particolarmente rilassato e a proprio agio, a testimoniare ancora una volta l’effettiva efficacia dell’agopuntura nel produrre endorfine. Addirittura la digitopressione, ovvero il massaggio di specifici punti di agopuntura, da potersi effettuare anche da parte del proprietario, ben indirizzato dal veterinario agopuntore, può contribuire a migliorare il rapporto e l’empatia tra cane e padrone. Il cane non capirà cosa gli si sta facendo, ma avvertirà una sensazione di benessere e col tempo apprezzerà questo modo di prendersi cura di lui da parte del compagno umano, potremmo avere insomma un cane “ben connesso” con i suoi compagni di vita e con la sua stessa natura. L’intento della MTC (Medicina Tradizionale Cinese) che è alla base dell’agopuntura è proprio questo: armonizzare l’organismo e le sue funzioni partendo dall’armonia con l’ambiente circostante, in accordo con la propria natura.
L’Agopuntura nacque in Cina presumibilmente cinquemila anni fa e fu introdotta in Europa nel XVII secolo dai gesuiti, anche se già Marco Polo ne aveva riferito al ritorno dal suo viaggio in Oriente. Intorno al 600 a.C. fu scritto da Li Schiun un libro sulle patologie del cavallo e i relativi trattamenti con l’agopuntura e le erbe; il libro conteneva tavole con i diagrammi degli agopunti e includeva il “canone di agopuntura veterinaria” di Bai Le, scritto probalilmente tra il 650 al 621 a.C..
Il primo veterinario in occidente ad utilizzare l’agopuntura per l’analgesia perioperatoria fu Kothbauer (1972), che ne descrisse l’utilizzo nelle vacche in corso di cesareo. L’agopuntura rientra in un insieme di discipline che costituiscono la medicina tradizionale cinese, sui cui principi di base essa si fonda. Alla base di questa dottrina c’ è la teoria degli opposti. L’interazione fra gli opposti (positivo-negativo, freddo-caldo ecc..) genera la formazione del Chi, l’energia vitale che scorre attraverso canali chiamati meridiani, che attraversano tutto il corpo. Lungo questi canali esistono punti attraverso i quali si può controllare il flusso energetico, stimolandoli attraverso l’uso di appositi aghi. Tali agopunti possono essere stimolati anche impiegando deboli correnti elettriche (elettroagopuntura), calore (moxibustione), iniezione di liquidi, pressione, energia laser, a seconda della disponibilità e della patologia da trattare o prevenire. La dottrina dell’agopuntura interpreta le malattie come uno squilibrio nel bilancio di energia degli organi interessati, sia nel caso di un suo eccesso, sia di un suo difetto. Attraverso il trattamento con agopuntura è possibile ristabilire il normale equilibrio del Chi (l’energia vitale) negli organi ammalati. Più in generale la malattia viene considerata come una conseguenza di uno squilibrio tra il macro (universo) ed il micro (organismo), quindi come rottura dell’armonia e dell’equilibrio delle forze che lo mantengono in vita.
L’ equilibrio, quindi, comprende sia un equilibrio interno tra le funzioni dei diversi distretti organici, sia un equilibrio esterno, in rapporto all’ambiente naturale e sociale che lo circonda; da qui l’importanza di considerare il corpo e la mente come un tutt’uno e l’equilibro tra i due, fondamentale per un buono stato di salute. Il significato letterale della parola “Chi” è: forza, energia, principio vitale, ovvero l’elemento più sottile che compone le cose.
Il Chi è la risultante, quindi, di due forze opposte, antagoniste: “yin” e “yang”. Yin rappresenta la materia al suo stato potenziale, yang il movimento. Ogni cosa si muove ed esiste grazie all’interazione di questi due principi opposti, dalla cui unione nascono i “cinque elementi”: acqua, terra, legno, fuoco, metallo, a cui sono associati i vari organi e i relativi meridiani. In tutto l’esistente c’è una componente yin e una yang e ciò fa sì che ogni essere vivente sia considerato come relativo e correlato a qualcos’altro. Lo stato di salute deriva dall’armonia tra questi due opposti, vale a dire tra le componenti funzionali, materiali ed emozionali dell’essere vivente in senso quantitativo e qualitativo. E’ evidente che nei millenni ci siamo persi qualcosa, ci sfugge da dove siano venute fuori queste conoscenze; la grande sfida della MTC, calata nella realtà della medicina occidentale, è proprio questa, conciliare le due medicine, andare oltre il sistema scientifico e medico “analitico”, ancora basato sull’approccio cartesiano. Su tale tema ha scritto tantissimo Fritjof Capra, ricercatore in fisica e biologia, filosofo, ambientalista: “le proprietà di una singola parte non sono solo intrinseche ad essa, ma possono essere comprese solo nel contesto di un tutto maggiore. Nell’insieme dei sistemi, le proprietà delle singole parti possono essere comprese solo dal punto di vista dell’organizzazione del tutto. Pertanto, lo studio dei sistemi si concentra non sui blocchi basici della costruzione, ma nei principi basici dell’organizzazione. Lo studio dei sistemi deve essere contestuale, che è l’opposto di analitico”. Dice ancora Capra: “Seguendo l’approccio cartesiano, la scienza medica si è autolimitata nel comprendere i meccanismi biologici che compartano patologie relative a varie parti del corpo. Questi meccanismi sono studiati dal punto di vista della biologia molecolare e cellulare, escludendo tutte le influenze di circostanze non biologiche sul processo biologico. Nell’ambito della ampia rete di fenomeni che influenzano la salute, l’approccio biomedico studia solo pochi aspetti fisiologici. La conoscenza di tali aspetti è certamente molto utile, ma essi rappresentano solo una piccola parte della realtà. Non infrequentemente tali pratiche causano ormai sofferenze e malattia, tanto quanto ne curano.”
L’agopuntura è dunque “riequilibrio” e viene impiegata per curare qualsiasi patologia, ma è la sua azione analgesica quella più apprezzata anche nella cultura medica occidentale e di cui abbiamo maggiori evidenze sperimentali, in grado di fornire una sintesi tra la MTC e le conoscenze della medicina occidentale. Ma quali sono, più in generale, questi punti di contatto? Innanzi tutto è stata dimostrata la specificità dei punti di agopuntura: l’introduzione di aghi in punti al di fuori dei meridiani causa un aumento della soglia del dolore, ma lo stesso tipo di operazione in punti specifici di agopuntura risulta sensibilmente più efficace.
Altro aspetto inconfutabile è che i punti di agopuntura presentano peculiarità fisiche, chimiche e istologiche differenti rispetto ad altri punti adiacenti: minore resistenza elettrica, tanto che è possibile localizzarli attraverso apposite apparecchiature dotate di amperometro; differente struttura microscopica, vascolare e nervosa. L’agopunto, infatti, presenta un aspetto istologico peculiare, con un assottigliamento dell’epitelio dovuto a una modificazione del collagene del derma, una rete vascolare avvolta da un denso reticolo di fibre amieliniche di tipo colinergico. Esso, inoltre, presenta una maggiore concentrazione di mastociti, vasi linfatici, capillari, venosi, arteriosi e di terminazioni nervose. Il meccanismo di azione dell’agopuntura viene spiegato dalla nostra medicina come un’associazione di meccanismi neurologici e umorali. I punti di agopuntura, attraverso specifiche ramificazioni nervose, stabiliscono rapporti con strutture del SNC relazionate all’effetto dell’agopuntura. Alcuni studi hanno evidenziato la componente umorale dell’azione dell’agopuntura, tra i quali gli oppioidi endogeni sembrano essere i più importanti mediatori. La stimolazione degli agopunti provoca inoltre liberazione di bradichinina, istamina, sostanza P, leucotrieni, prostaglandine e fattore di attivazione piastrinica (Rabischong e al, 1975; Kovacs e al, 1992). I sistemi di inibizione del dolore possono essere attivati selettivamente a seconda del tipo di stimolo e dei punti scelti. Gli impulsi elicitati dalla stimolazione agopunturale sono trasmessi attraverso il tratto anterolaterale del midollo spinale al sistema ipotalamo-ipofisario, con liberazione di beta endorfine nel torrente circolatorio, nel fluido cerebrospinale e nella sostanza grigia periacquedottale, provocando la liberazione, tra gli altri, dei serotonina e beta-endorfina. E’ riduttivo quindi chiedersi in quali casi sia utile l’agopuntura, in quanto come detto essa si basa su un approccio olistico, di cui fanno parte anche elementi di medicina preventiva come la dietetica, il massaggio e l’erbologia. Tuttavia, nell’ambito di un approccio integrato, puo’essere utile una semplificazione per evidenziare quali siano i campi di maggior utilizzo di questa disciplina, ovvero in quali casi è maggiormente richiesta ed utilizzata, mostrando anche statisticamente degli apprezzabili successi terapeutici. L’A. è particolarmente indicata, dunque, nella terapia del dolore acuto, persistente e cronico, particolarmente utilizzata nell’artrosi come nel dolore neuropatico, nei deficit neurologici di varia natura, soprattutto ernie del disco, disordini riproduttivi, disordini endocrini ed immunitari, problemi dermatologici e/o comportamentali. Inoltre se ne apprezza l’efficacia nell’analgesia perioperatoria, soprattutto in circostanze in cui bisogna limitare il più possibile l’uso di farmaci, come ad esempio nel cesareo. In medicina veterinaria, infatti, è ancora oggi questo il tipo di chirurgia in cui viene utilizzata più frequentemente l’agopuntura. Difatti, attraverso la stimolazione di punti specifici, è possibile ottenere una buona analgesia nei riguardi degli organi addominali e della parete addominale, garantendo allo stesso tempo una migliore vitalità ed una minore depressione cardiorespiratoria dei neonati. Il ricorso a tale pratica si rivela particolarmente utile in pazienti ad alto rischio, con problemi renali, epatici, cardiovascolari, ecc.. Il paziente presenta un decorso postoperatorio migliore e più rapido, minori emorragie, migliore cicatrizzazione.
Tante quindi le possibili applicazioni di questa antichissima e nuovissima scienza medica, che comunque “funziona” e in merito alla quale è utile, proporre, accanto alla sua base teorica originaria, le evidenze cliniche osservate con “occhio occidentale”, portando come detto ad un approccio integrato, che superi i dogmi dell’una e dell’altra visione della disciplina medica; a tal fine, sebbene esistano già numerosi studi che confermano l’efficacia dell’agopuntura veterinaria, si avverte la necessità di studi in merito ancor più completi ed esaustivi. Certamente in base a studi fatti finora, ci sono campi applicativi in cui l’agopuntura è provatamente efficace e altri di cui non si può dire altrettanto, almeno in ragione del metodo con cui è stata valutata; proprio per questo sarebbe opportuno che i professionisti del campo medico veterinario  mantenessero la mente aperta riguardo ai risultati di questa disciplina.




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